I 4 motivi per cui gli USA hanno fallito nello Stretto di Hormuz
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Pars Today - Il presidente degli Stati Uniti, in seguito al fallimento dei negoziati con Teheran, scommettendo sull'"arteria energetica del mondo", ha ordinato il blocco totale dei porti dell'Iran e dello Stretto di Hormuz.
(last modified 2026-04-16T09:34:27+00:00 )
Apr 16, 2026 11:33 Europe/Rome
  • I 4 motivi per cui gli USA hanno fallito nello Stretto di Hormuz

Pars Today - Il presidente degli Stati Uniti, in seguito al fallimento dei negoziati con Teheran, scommettendo sull'"arteria energetica del mondo", ha ordinato il blocco totale dei porti dell'Iran e dello Stretto di Hormuz.

Gli analisti ritengono che esistano quattro ragioni principali destinate a mandare in fumo il sogno di Trump di un blocco navale contro l'Iran.

La prima ragione del fallimento del piano di Trump è la crisi energetica globale e la pressione interna, tanto che l'immediato annuncio del controllo della Marina degli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz ha spinto il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari. Questo piano aggraverà la crisi nei mercati energetici globali e non solo non aiuterà a contenere la tendenza al rialzo dei prezzi del petrolio e dei prodotti combustibili, ma aumenterà anche il livello dei rischi geopolitici. Questo aumento dei prezzi intensificherà la pressione dell'opinione pubblica all'interno degli Stati Uniti contro Trump.

La seconda ragione riguarda la forte opposizione internazionale al piano di Trump per il blocco dell'Iran e dello Stretto di Hormuz, emersa chiaramente nelle prese di posizione immediate dei leader mondiali. Tra questi figurano i vertici dell'Unione Europea e le dichiarazioni di Keir Starmer, Primo Ministro britannico, che ha sottolineato: «Il mio Paese, sotto qualsiasi pressione, non si lascerà trascinare in una guerra con l'Iran». Anche la Cina ha chiesto di non ostacolare la navigazione a Hormuz, mentre la Russia, criticando la decisione di Trump di bloccare lo stretto, l'ha definita un fattore di danno per i mercati globali. Altri Paesi come la Turchia si sono uniti alle fila degli oppositori.

La terza ragione è che l'Iran dispone di altri porti attraverso i quali può esportare il proprio petrolio e le proprie merci. Sebbene i porti siano considerati la spina dorsale dell'economia del Paese e vi transiti oltre il 90% del commercio estero iraniano, la lunga costa dell'Iran, che supera i 5.800 chilometri, è destinata a far fallire il piano di Trump. L'Iran conta infatti circa 30 porti che si affacciano non solo sulle acque del Golfo, ma anche sul Mar Arabico, sul Mare dell'Oman e sul Mar Caspio. Tra i più importanti figurano il porto di Shahid Rajaee a Bandar Abbas, il porto di Imam Khomeini, e i porti di Bushehr, Chabahar, Anzali, Amirabad, Bandar Lengeh, Khorramshahr e Shahid Bahonar. Inoltre, l'Iran ha confini terrestri aperti con Iraq, Turchia, Pakistan, Afghanistan, Turkmenistan, Repubblica dell'Azerbaigian e Armenia, sufficienti per rifornire il mercato iraniano di merci e materie prime per la produzione.

La quarta ragione è che l'Iran non resterà indifferente di fronte al piano di Trump per un blocco navale e al tentativo di riapertura forzata dello Stretto di Hormuz. Questa posizione è chiaramente visibile nelle minacce lanciate dall'esercito iraniano e dai Guardiani della Rivoluzione contro il piano di Trump.