Gharibabadi: «Ospitare la Coppa del Mondo non diventi uno strumento per ostacolare una squadra nazionale»
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Pars Today - Il Viceministro degli Affari Esteri iraniano ha dichiarato che qualsiasi restrizione illegale contro la delegazione sportiva dell'Iran rappresenterà «un serio banco di prova per la Federazione Internazionale di Calcio (Fifa) e per il Paese ospitante, gli Stati Uniti».
(last modified 2026-05-14T20:25:49+00:00 )
May 14, 2026 22:24 Europe/Rome
  • Kazem Gharibabadi, Viceministro per gli Affari Legali e Internazionali del Ministero degli Affari Esteri dell'Iran
    Kazem Gharibabadi, Viceministro per gli Affari Legali e Internazionali del Ministero degli Affari Esteri dell'Iran

Pars Today - Il Viceministro degli Affari Esteri iraniano ha dichiarato che qualsiasi restrizione illegale contro la delegazione sportiva dell'Iran rappresenterà «un serio banco di prova per la Federazione Internazionale di Calcio (Fifa) e per il Paese ospitante, gli Stati Uniti».

Giovedì Kazem Gharibabadi, Viceministro per gli Affari Legali e Internazionali del Ministero degli Affari Esteri dell'Iran, ha sottolineato: «Ospitare la Coppa del Mondo crea un impegno chiaro per ogni Paese ospitante: garantire la presenza paritaria, rispettosa e senza discriminazioni di tutte le squadre qualificatesi alla competizione attraverso il percorso ufficiale della Fifa».

Gharibabadi ha ribadito: «I visti, l'ingresso, l'alloggio, gli spostamenti, la presenza dei funzionari ufficiali e le condizioni operative delle partite non devono trasformarsi in uno strumento di pressione politica o in un comportamento selettivo contro una nazionale».

Il viceministro ha poi precisato: «La nazionale di calcio dell'Iran ha conquistato il diritto di partecipare sul campo da gioco e in base ai regolamenti della Fifa. Qualsiasi ostruzionismo all'ingresso dei giocatori, dello staff tecnico, dei vertici della federazione o dei membri indispensabili della delegazione iraniana costituirà una violazione dello spirito e degli obiettivi delle competizioni mondiali, nonché un atto contrario ai principi fondamentali che governano lo sport internazionale, tra cui l'uguaglianza, la non discriminazione e l'imparzialità delle gare».