Trump e la disperata ricerca del dialogo con l'Iran
di Davood Abbasi
Non passa giorno in cui le autorità statunitensi non si pronuncino sull'Iran, ed uno sguardo a queste dichiarazioni, mostra quanto esse siano ambigue.
Nella sua ultima intervista con Fox News, il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che se non ci fossero state le elezioni in America, l'Iran non ci avrebbe messo più di 24 ore a iniziare il negoziato con lui. Poco prima di lui, però, il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva sostenuto che il dialogo con l'Iran è inutile e che con l'Iran bisogna parlare col linguaggio della forza.
Retorica a parte, dal giorno del suo insediamento, Donald Trump ha cercato di costringere l'Iran ad accettare le condizioni folli da lui poste; il ritiro dall'accordo nucleare, l'utilizzo della politica della massima pressione, le sanzioni pesantissime e la falsificazione delle realtà sull'Iran con l'obiettivo di distruggere le relazioni dell'Iran coi paesi suoi vicini nella regione, sono le misure adottate da Donald Trump per indurre Teheran ad accettare le sue condizioni.
Per poter indurre alla resa l'Iran, Donald Trump e la sua amministrazione hanno anche cercato di creare una sorta di coalizione anti-iraniana, ma anche questi sforzi sono risultati vani.
La motivazione è chiara come il sole. Quando gli elementi del potere di una nazione sono dipendenti dal suo interno e tale nazione non è dipendente dall'estero per il suo sviluppo, è chiaro che essa può comportarsi in maniera indipendente e al di fuori della volontà delle potenze mondiali.
La Repubblica Islamica dell'Iran, appoggiandosi alla sua popolazione, alla sua cultura ed alle sue capacità, conduce una vita indipendente da oltre 40 anni, e le sue scelte non vengono dettate dagli Stati Uniti o da qualsiasi altra potenza.
Oggi, è impossibile negare l'influenza e l'importanza dell'Iran nella regione dell'Asia occidentale, ed è impossibile negare il fatto che l'Iran è una nazione responsabile, che ha lavorato nel vero senso della parola alla lotta contro il terrorismo, che combatte in maniera tenace il traffico della droga, che ha voluto la pace attraverso la firma dell'accordo nucleare, e che in generale, s'impegna per la pace e la stabilità nella propria regione.
Nonostante il potere dei media, gli Stati Uniti non possono invertire i ruoli e da carnefici, occupare il posto della vittima.
Donald Trump è colui che ha ordinato l'assassinio del generale martire Qassem Soleimani, l'uomo numero 1 della lotta al terrorismo in Asia occidentale. Questo vigliacco assassinio, è la prova che il governo americano è un governo terrorista, che calpesta qualsiasi legge e qualsiasi norma.
Una nazione simile, non può fare nulla per costringere l'Iran al negoziato; ed è chiaro che la volontà indipendente dell'Iran, per l'America che è abituata a imporre la sua volontà, è un qualcosa di doloroso, che induce le autorità di questo Paese, in stato di smarrimento, a dichiarare cose completamente contraddittorie.
Martedi scorso, il portavoce del governo iraniano, Ali Rabiei, ha ricordato che fino a quando gli Stati Uniti proseguiranno con le loro azioni imperialiste, non ci sarà sanzione in grado di piegare la resistenza dell'Iran.
Quando gli Stati Uniti si trasformeranno in una nazione responsabile dal comportamento normale, ha ricordato il portavoce, potranno attendere un cambio dell'approccio della Repubblica Islamica dell'Iran.
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