Cosa dicono gli iraniani dopo la sconfitta di Trump?
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di Davood Abbasi
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 08, 2020 10:41 Europe/Rome
  • Cosa dicono gli iraniani dopo la sconfitta di Trump?

di Davood Abbasi

Sabato pomeriggio, dopo ben 3 giorni di attesa, i media americani hanno riferito che Joe Biden, candidato democratico alle presidenziali, ha conquistato 290 voti dei grandi elettori, oltrepassando la soglia dei 270 necessari per diventare presidente.

Mentre in America Biden reagiva subito alla notizia dichiarando che sarebbe stato presidente di tutti, proclamandosi onorato della vittoria, e mentre Trump prometteva battaglia legale, in Iran il mondo politico ha commentato l’esito delle elezioni americane.

“Il popolo americano ha bocciato l’operato costellato da insuccessi di Donald Trump, che riteneva la prepotenza ed il bullismo la soluzione di tutti i problemi”, ha ricordato il Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza nazionale, Ali Shamkhani. Quest’ultimo ha anche ricordato: “Spero che invece di “45esimo presidente”, sotto l’immagine di Trump nella Casabianca, il governo eletto abbia la comprensione di scrivere, una lezione per i posteri”.

Tra i primi iraniani a commentare la sconfitta di Trump, l’ambasciatore iraniano a Londra, Hamid Baeidi Nejad, che ha ribadito in un Twitter che alla fine, l’uomo che diffondeva odio, se ne è dovuto andare. Egli ha ricordato che nonostante la sua politicia di “massima pressione”, Trump non è riuscito a indurre l’Iran alla resta e la sua vita politica è terminata con il desiderio mai avveratosi di una chiamata dall’Iran.

Il vice-presidente iraniano, Eshaq Jahangiri, ha ricordato che “il periodo di Trump e del suo team guerrafondaio ed avventuriero è finito”. Jahangiri ha ricordato che il popolo iraniano è rimasto in piedi dinanzi alla politica di massima pressione di Trump, sottolineando che il razzismo, il sostegno al terrrorismo e le sanzioni disumane, erano alla base della politica estera dell’amministrazione Trump.

Jahangiri ha poi sottolineato che il popolo iraniano non dimenticherà le sofferenze sopportate per la mancanza di medicine in piena pandemia Covid e che non dimenticherà nemmeno il generale Soleimani.

Eshaq Jahangiri ha auspicato che le politiche distruttive degli Usa possano terminare e che l’America scelga il ritorno al rispetto delle leggi internazionali.

All’insegna della cautela, invece, la presa di posizione di Hossein Amir Abdollahian, consigliere speciale del presidente del Parlamento iraniano per gli affari internazionali.

“Fu Obama stesso ad iniziare a violare gli accordi nucleari; farsi prendere dall’emozione per la fine di un candidato e l’arrivo di un altro, è farsi ingannare dall’abbaglio costituito dai sogni americani”.

Amir Abdollahian ha ricordato che l’Iran ha l’esperienza di negoziati sia con i repubblicani che con i democratici aggiungendo: “Indubbiamente l’Iran, oggi, è un paese forte che si è assicurato con la forza della sua economia e che pertanto è un grado di stabilire con il mondo, relazioni basate sulla dignità”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Parlamento, Mohammad Baqer Qalibaf, che ha ricordato che “riporre speranza nelle azioni degli stranieri”, equivale alla distruzione delle opportunità di progresso della nazione.

Qalibaf ha chiesto a tutte le forze politiche in Iran di cooperare per poter attivare le capacità interne, rafforzare l’economia e contenere il caro prezzi interno.

L’ex vice-ministro degli esteri iraniano, Alireza Moayyerì, intervistato dall’agenzia IRNA ha però affermato che Joe Biden comprende meglio la realtà dell’Iran rispetto al suo predecessore.

Moayyerì ha ricordato: “La politica della massima pressione ha anche danneggiato l’Iran, ma non è servita a cambiare la posizione della nazione. Per tale ragione, Biden deve parlare con l’Iran con il linguaggio del rispetto e non quello delle sanzioni”.

Per Moayyerì, tra i più importanti analisti di politica internazionali dell’Iran, il popolo americano ha avuto la sensazione che Trump non è all’altezza per un secondo mandato, per via della sua condotta “fuorilegge” nell’ambito delle leggi internazionali, e la sconfitta delle sue politiche interne.

Moayyerì ha spiegato che in ogni caso esistono delle differenze tra Trump e Biden e che ora l’augurio è che in politica estera, Biden non voglia continuare ad avventurarsi in azioni azzardate e distruttive.

Moayyerì ha sottolineato che è troppo presto per capire quale sarà l’approccio reale di Biden nei confronti dell’Iran e che le sue azioni potrebbero anche non essere quelle paventate durante la campagna elettorale.

Mahdi Jokar, è un altro analista iraniana di politica internazionale che parlando all’agenzia IRNA, ha espresso il maggior ottimismo sulla vittoria di Biden. Lui ha spiegato che con la volontà per ritornare al JCPOA, anche se con alcune condizioni, con Biden si creerà un allentamento delle tensioni che potrà ridurre le sanzioni, ridurre le tensioni in Asia occidentale, e gettare le basi per il ritorno in vigore degli accordi nucleari.

Jokar ha ricordato che lo staff di Biden ha più volte parlato della volontà di far rivivere gli accordi con l’Iran, e ciò non può che essere una notizia positiva per le relazioni tra i due Paesi.

 

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