Martire Fakhrizadeh, l'assassinio in stile mafioso
- Non ci sono pochi dubbi circa gli autori o, meglio, i mandanti dell’uccisione di l’assassinio in stile mafioso del più importante fisico nucleare iraniano venerdì scorso vicino a Teheran.
Il regime sionista non ha come al solito confermato né smentito l’ennesimo crimine commesso sul territorio di un "paese nemico".
Donald Trump, da parte sua, aveva dato quanto meno l’approvazione indiretta dei fatti di venerdì scorso, re-twittando un’opinione di un giornalista israeliano che definitiva la morte dello scienziato un “colpo psicologico e professionale pesantissimo per l’Iran”.
Le modalità dell’assassinio ricordano altri episodi simili in passato pressoché universalmente attribuiti a Tel Aviv e, inoltre, anche in questo caso gli esecutori materiali dovrebbero essere soggetti reclutati all’interno della Repubblica Islamica o comunque non israeliani. Visto anche che Fakhrizadeh era stato nominato apertamente nel 2018 da Netanyahu nel corso di un ridicolo intervento pubblico per accusare l’Iran di essere ancora impegnato a costruire un’arma nucleare, sono non poche le perplessità sul livello di protezione garantito a quello che era considerato una vera e propria istituzione negli ambienti scientifici della Repubblica Islamica.
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Per molti osservatori l’Iran metterà prima o poi in atto una qualche rappresaglia contro Israele e forse i suoi alleati, come era accaduto dopo l’assassinio da parte americana del numero uno delle forze Quds dei Guardiani della Rivoluzione, generale martire Qassem Soleimani, nel gennaio scorso a Baghdad. Le opzioni iraniane sono molteplici e la ritorsione potrebbe arrivare anche da uno dei gruppi sostenuti da Teheran nella regione.
La decisione di procedere con l’assassinio di Fakhrizadeh da parte di Netanyahu ha ad ogni modo inserito un certo elemento di scontro con l’Arabia Saudita proprio mentre i due paesi stanno lavorando a una normalizzazione anche formale delle relazioni bilaterali. Secondo quanto riportato in esclusiva dalla testata on-line Middle East Eye, dell’operazione in territorio iraniano avrebbero parlato Netanyahu, l’erede al trono saudita Mohammed bin Salman (MBS) e il segretario di Stato Pompeo durante la recente visita segreta del premier israeliano in Arabia Saudita.
Netanyahu aveva insistito per portare a termine il blitz, mentre Pompeo non aveva dato garanzie né si era impegnato per far desistere l’alleato israliano. MBS, invece, si era mostrato “molto nervoso” all’idea di una simile provocazione contro l’Iran. Le perplessità saudite erano legate al ricordo dell’attacco devastante condotto nel settembre del 2019 dai combattenti di al Houthi in Yemen, contro alcune importanti installazioni petrolifere saudite.
Quell’operazione aveva mostrato tutta la vulnerabilità del regno wahhabita e MBS teme di andare incontro a un nuovo attacco in risposta all’assassinio di Fakhrizadeh. Il problema ulteriore per Riyadh è determinato poi dal fatto che potrebbe venir meno anche la copertura americana, visto che l’amministrazione democratica entrante sarà forse meno disposta ad assecondare la leadership saudita rispetto a Trump. In questa prospettiva, il regime saudita non può che avallare il comportamento israeliano, così da offrire al prossimo presidente americano la nuova inedita partnership con Tel Aviv per ottenere in cambio una linea morbida sui nodi dei diritti umani e, tra l’altro, il brutale assassinio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi.
Le manovre del presidente americano uscente e del governo israeliano per avvelenare ancora di più i rapporti con l’Iran proseguiranno comunque anche nei prossimi giorni. Questa settimana, il consigliere e genero di Trump, Jared Kushner, e il suo staff visiteranno ad esempio l’Arabia Saudita, prima di recarsi in Qatar. Ufficialmente, al centro della trasferta mediorientale dovrebbe esserci il tentativo di sanare la spaccatura creatasi da qualche anno tra il Qatar da una parte e alcune delle monarchie assolute del Golfo Persico dall’altra, ma la questione iraniana e il complotto contro Teheran non potranno che occupare anch’esse un posto importante nell’agenda delle discussioni.
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