Libia-Italia: Conte e Di Maio incontrano Haftar
Dopo ben 108 giorni trascorsi in un luogo di detenzione gestito dalle sue milizie, il maresciallo Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, ha consentito al rimpatrio dei marittimi italiani che erano stati catturati mentre pescavano in acque che i libici di tutte le affiliazioni considerano di loro pertinenza dai tempi di Gheddafi.
Si è trattato di un’operazione piuttosto delicata, al successo della quale hanno certamente lavorato i servizi di Roma, cui è andata la gratitudine unanime di tutta la politica italiana. Naturalmente, la notizia è stata accolta con grande giubilo anche dalle famiglie degli interessati, dalle loro comunità e, più in generale dall’opinione pubblica del Bel Paese, che ne è venuta a conoscenza tramite radio, televisione e social media quasi in tempo reale. La bella novità è stata resa nota nella mattinata del 17 dicembre. Contestualmente al suo annuncio, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha cancellato gli impegni previsti nella prima parte della propria giornata per recarsi in volo a Bengasi0 assieme al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio. Atterrati nel capoluogo della Cirenaica, Conte e Di Maio hanno ricevuto gli onori loro spettanti, resi da un picchetto di uomini in uniforme, e si sono fermati a colloquio con il generale Haftar. Mentre la liberazione dei marittimi ha riscosso un plauso bipartisan, quest’ultimo aspetto dell’intera vicenda ha suscitato apre polemiche. Molti hanno infatti visto in questa visita il maldestro tentativo del capo del Governo di intestarsi il merito della positiva soluzione del sequestro. Altri invece hanno criticato il gesto come fortemente irrituale, dal momento che in ogni occasione simile precedente le autorità di Roma avevano atteso in un aeroporto della capitale chi rientrava in Italia dopo una prigionia di natura “politica”.
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