Limitare la libertà dei no vax per garantirla a tutti gli altri
ROMA - Magari non si può ancora parlare di “obbligo vaccinale” sotto mentite spoglie, però il complesso delle misure segna davvero una stretta in tal senso.
Se professori e poliziotti, categoria ad alto tasso di scetticismo in materia, devono vaccinarsi per forza; se per salire su un treno regionale o su un autobus per andare al lavoro serve comunque il Green Pass, e stiamo parlando di una platea di sei milioni di persone; se, proprio nel periodo natalizio, ogni forma di attività ludica – l’abbuffata a ristorante, la palestra per smaltirla, il cinemino per svagarsi un po’, lo stadio che tanto sta a cuore a un paese di allenatori - si può fare solo da vaccinati e non da “tamponati”; e se, tutto questo, sarà soggetto a un potenziamento dei controlli, insomma si può dire che, senza vaccino, la vita diventa complicata assai. E anche abbastanza oneroso il cedimento all’ideologia no vax, o comunque la paura di iniettarsi il siero. Molto prosaicamente, se i controlli funzionano, costa tre tamponi a settimana, cifra che, nella famiglia media italiana incide eccome: tre tamponi la settimana, per quattro settimane, diciamo che è un biglietto un po’ caro per prendere un autobus.
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