I miracoli - 2a P.
Ora, il fatto è che tutte queste posizioni sono false. La prima è una negazione del Corano, la seconda una sua distorsione, la terza e la quarta derivano infine dalla incomprensione del Corano stesso.
Quello che il Corano e tutte le religioni divine affermano è che ci sono dei fenomeni che si manifestano in questo mondo causati non dalle cause usuali, ma dalla volontà dei profeti e degli uomini di Dio, che ha loro concesso un potere e una speciale conoscenza per governare le leggi naturali. Come dato di fatto, ci sono eventi o fenomeni che assomigliano a dei miracoli e che possono essere scambiati per miracoli, come quelli causati dagli asceti. A ogni modo, anche questi sono reali, oltre a quelli derivanti da pratiche magiche. Ci sono anche individui devoti che riescono a raggiungere, attraverso una ferrea auto-disciplina, certe verità, che possono apparire miracoli agli osservatori poco informati, mentre osservatori più attenti realizzano che tali pratiche possono essere insegnate e imparate, dal momento che esse posseggono preliminari e cause che conducono alla loro manifestazione. Ma questi non sono miracoli. Un miracolo è un qualcosa che viene donato da Dio e che non ha né cause né mezzi materiali, e non è possibile né insegnarlo né apprenderlo. È un potere concesso dalla volontà di Dio a chiunque Egli voglia – il potere di sovrastare la natura. Per quanto riguarda gli atti compiuti dagli asceti, si tratta di possibilità acquisite per mezzo dell’istruzione e della pratica, e possono essere compiuti anche dagli altri, ma un miracolo è un qualcosa di diverso. La realtà dei miracoli è qualcosa che va oltre la magia, l’ascesi, le scienze occulte e simili.
I miracoli non possono essere né appresi né insegnati, in quanto si tratta di capacità conferite da Dio concesse a chiunque Egli desideri e nei limiti da Lui stabiliti.
Ora ci si potrebbe chiedere: accettare il principio dei miracoli come tale costituisce una contraddizione al principio di causalità? La risposta è negativa. In base al principio di causalità, ogni fenomeno e qualsiasi cosa che non sia auto-esistente dipende, nel suo venire all’esistenza, dall’effetto di un altro fattore. Quindi l’auto-esistente, ossia la sacra Essenza di Dio, non ricade nel dominio del principio di causalità, ossia Dio non è un effetto e non necessita di alcuna causa. Come dato di fatto, certamente Dio è a capo del principio di causalità, dal momento che la Sua sacra Essenza è la causa di tutte le cose sebbene sia esterna al dominio di ciò che è causato. Dio non necessita di alcuna causa, perché il principio di causalità, in base alla sua definizione filosofica, significa che l’esistenza di ciò che non è auto-esistente (ossia è contingente) ed è bisognoso dipende da qualcosa d’altro che deve soddisfare i suoi bisogni, mentre Dio è un Essere auto-sufficiente, privo di bisogni, e quindi Egli non rientra nel dominio della causalità.
Secondariamente, il principio di causalità, in quanto principio intellettuale, dice che dietro agli esseri che sono limitati, condizionati e bisognosi, ci deve essere un qualcosa a loro connesso che li soddisfa. Ma per quanto riguarda cosa sia questo qualcosa, che forma abbia e come eserciti il suo effetto, il principio di causalità non ci dice nulla, ossia non è possibile conoscere la causa particolare di ogni fenomeno dal principio di causalità stesso. La legge di causalità è razionale, a priori rispetto all’esperimento e non dipende da esso, laddove riconoscere le cause particolari è una procedura sperimentale e determinata attraverso gli esperimenti. In altre parole, uno scienziato si mette all’opera nel suo laboratorio, cambia le condizioni e le componenti, li analizza fino a ottenere delle nuove scoperte. Quindi, non appena si manifesta un nuovo fenomeno in laboratorio, come il bagliore di una luce, la percezione di un suono o la comparsa di un nuovo fenomeno di natura materiale, egli immediatamente comprende che, in base alla logica, ci deve essere stata una causa per quello che è avvenuto. Ciò, a ogni modo, è comprensibile attraverso la ragione senza dover fare alcun esperimento. Ma per quanto riguarda quale è stata la causa della manifestazione di quel fenomeno, la mente, da sola, non può aiutarci a trovarla, perché altrimenti non ci sarebbe alcun bisogno di ricorrere alla sperimentazione, e la mente ci direbbe cosa ha causato questo o quest’altro fenomeno. La scienza e l’esperimento possono dirci qualcosa sulle cause particolari, mentre la legge causale è un principio filosofico. Al luogo opportuno forniremo una analisi dettagliata di questo argomento.
In questa sede vorrei solo mostrare fin dove la sperimentazione può aiutarci nel trovare la causa di un fenomeno o di un evento. L’esperimento può dirci, sotto determinate condizioni proprie all’esperimento stesso, quale connessione c’è tra un fenomeno (A) e un fenomeno (B), tale che ogniqualvolta (A) è presente anche (B) si manifesta, e ogniqualvota (A) scompare, anche (B) scompare. Solo l’esperimento può dimostrare la connessione. A ogni modo, l’esperimento può mostrarci che (B) non apparirà mai se non attraverso (A)? Quale esperimento può rispondere a questa domanda? Per accendere un fuoco l’uomo ha usato per anni un certo metodo. Aveva forse il diritto di dire che non vi era altro modo di accenderlo? Sarebbe stato infantile affermare una cosa del genere. Egli non aveva alcun diritto di dire che non vi era altro modo di accendere un fuoco oltre a quello da lui utilizzato. Noi solitamente otteniamo calore dal fuoco, ma abbiamo forse il diritto di dire che il calore non può mai essere ottenuto eccetto che in questo modo? Il solo diritto che abbiamo è quello di dire che, in base alla nostra conoscenza finora acquisita, le cause che producono il fuoco sono queste e quest’altre, ma non abbiamo il diritto di confinare esclusivamente i modi di accendere il fuoco solo a quelli che conosciamo, così come non possiamo affermare che non ci possono essere altri fattori che producono il fuoco, in quanto solo un ignorante può affermare una cosa del genere, e non ci si aspetta che un ricercatore trascuri o neghi l’effetto di un fattore impercettibile.
La sperimentazione può dimostrare quello che rientra entro lo scopo della sua funzione, supportata dai sensi dell’uomo, ma non ha alcun diritto di negare quello che si trova oltre il suo dominio. Quindi, asserendo che la scienza nega tali procedimenti come rivendicati dai profeti è un non-senso. La scienza non può negarli. Essa può solo affermare che l’esperimento mostra che un essere umano è venuto all’esistenza attraverso i suoi genitori, ma non ha alcun diritto di affermare che è impossibile che venga all’esistenza in altro modo. Fondamentalmente, l’esperimento non può provare l’impossibilità. L’impossibilità non è un concetto sperimentale, ma filosofico. Se l’impossibilità può essere provata, può esserlo solo attraverso l’argomentazione razionale. Ciò che l’esperimento può provare è la non-manifestazione, non l’impossibilità. Quindi nessuna scienza, per quanto avanzata possa essere, può negare i miracoli e dire che sono impossibili. Ciò che la scienza dimostra non contraddice l’esistenza dei miracoli. Di conseguenza, confermare i miracoli non significa negare la causalità nella loro manifestazione. Di fatto, essi confermano l’esistenza di una causa dietro tutte le cause note agli esseri umani – una causa che è soprannaturale e straordinaria. Essi non negano assolutamente tutte le cause. Quindi il principio di causalità, in quanto necessario e generale, può coesistere con i miracoli e gli eventi straordinari, senza creare alcun problema.
Tratto da: Ayatullah Mesbah Yazdi, The Learnings of Glorious Quran
Fonte: http://islamshia.org/i-miracoli-ayatullah-mesbah-yazdi-2/
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