Le provviste del viaggiatore spiritual 1a P.
Il presente trattato si intitola Le provviste del viaggiatore spirituale. Esso è stato scritto in risposta alla specifica domanda di uno dei miei fratelli spirituali su come si dovesse intraprendere il viaggio in questione.
Il presente trattato si intitola Le provviste del viaggiatore spirituale. Esso è stato scritto in risposta alla specifica domanda di uno dei miei fratelli spirituali su come si dovesse intraprendere il viaggio in questione.
Devi sapere, che Iddio ti aiuti con il Suo spirito, che, così come un viaggio materiale ha un inizio, una meta, una distanza da percorrere ed una guida, allo stesso modo anche il viaggio spirituale verso Iddio, sia Egli glorificato, ha un suo specifico inizio, a partire dall’ignoranza e dalle imperfezioni che dovranno essere abbandonate così come avvenne con il grembo materno:
E Iddio vi ha fatto uscire dai grembi delle vostre madri quando voi non sapevate [ancora] niente (XVI: 78).
La meta di questo viaggio è la vera perfezione, la comunione con la Verità, glorificato Egli sia:
E verso il tuo Signore, vi è la meta finale (LIII: 42).
O uomo! Invero ti stai sforzando con tenacia verso il tuo Signore e tu Lo incontrerai (LXXXIV: 6).
La distanza da percorrere in questo viaggio include i vari livelli di perfezione, sia nella conoscenza che nella pratica, attraverso i quali l’anima dovrà passare, ovunque ella si trovi, mantenendosi sempre sul sentiero della religione (shar’) che altro non è che la via degli intimi d’Iddio (awliyā’) e dei più puri (aŝfiya’):
Questa è la Mia retta via quindi seguitela e non seguite altre vie poiché esse vi distaccheranno dalla Sua via (VI: 153).
Queste perfezioni sono l’una conseguenza dell’altra: è impossibile raggiungerne una senza prima aver conseguito l’antecedente. Ciò avviene in maniera analoga in un viaggio materiale, ove non si può giungere ad una determinata tappa se prima non si è passati per quelle che la precedono.
Gli stadi (manāzil) di questo viaggio sono gli attributi lodevoli e le qualità magnifiche, ossia gli stati (aĥwāl) e le stazioni (maqāmāt) dell’anima, la quale passerà da una tappa all’altra.
Il primo stadio consiste nel risveglio puro (yaqżah), cioè la presa di coscienza, mentre l’ultimo è quello dell’Unità e Unicità Divina (tawĥīd). I dettagli di tutti gli stadi, ed i loro rispettivi gradi, sono menzionati nell’opera Manāzil al-Sā’irīn.[2] La via verso di essi è la lotta interiore e l’auto-disciplina nei confronti dei doveri religiosi, ivi incluse le tradizioni sacre (sunan) ed il comportamento (adāb), impedendo a sé stessi il contatto con qualsiasi cosa all’infuori della Verità, glorificato Egli sia:
Ricorda il nome del tuo Signore e consacrati totalmente a Lui (LXXIII: 8)
E coloro che lottano con Noi li guideremo lungo le Nostre vie. Invero Iddio è con i benefattori (XXIX: 69).
Le provviste per questo viaggio includono la taqwă: «Fate provviste, e la migliore provvista è la taqwă» (II:197). La taqwă consiste nel mettere in pratica i comandamenti d’Iddio e nell’astenersi da ciò che Egli ha proibito, con acutezza, fino a che il cuore non sia pronto a ricevere la luce divina:
Abbiate taqwă d’Iddio, e Iddio vi insegnerà (II: 282).
Così, come un viandante impegnato in un viaggio materiale non può partire fino a che non abbia la salute e le provviste necessarie, allo stesso modo il viaggiatore spirituale non potrà godere di alcuna conoscenza, scienza particolare (ma’ārif) o caratteristica lodevole, fino a che non abbia conseguito la taqwă sia nella vita interiore che in quella di tutti i giorni; allo stesso modo è bene sottolineare come la taqwa, indispensabile per il pellegrinaggio spirituale, è al contempo conseguenza delle stazioni spirituali testé conseguite, in un percorso che si autoalimenta senza mai cadere nel circolo vizioso. Un’analogia di quanto detto può essere rappresentata da colui che, in una notte oscura, illumini il suo cammino con una torcia: in virtù della luce irradiata, ad ogni nuovo passo egli scopre qualcosa in più del proprio percorso. Finché rimane fermo, la luce non rivela nulla della tappa successiva ma, senza di essa, egli non sarebbe in grado di muovere neanche un passo. Nell’esempio citato l’atto del vedere corrisponde allo stato della conoscenza, mentre il muoversi all’azione ed alla taqwă. L’Imam al-Ŝādiq (as) ha detto:
A colui che agisce in accordo con ciò che sa, Iddio farà conoscere ciò che non sa. La conoscenza chiama all’azione. Se l’azione risponde, ciò è bene; ma se non risponde, la conoscenza svanisce. Un’azione non viene accettata se è priva di conoscenza, ma non c’è conoscenza senza azione. Colui che sa viene guidato all’azione attraverso la sua conoscenza ma colui che non agisce non ha conoscenza. State attenti! Una parte della fede deriva da un’altra parte di essa.
Fonte: https://islamshia.org/le-provviste-del-viaggiatore-spirituale-mulla-fayd-kashani/
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