Il significato tecnico dei termini 'scienza' e 'filosofia' - 1a P.
Introduzione Nel primo capitolo [1] è stato detto che il termine «filosofia» fu utilizzato inizialmente per indicare in generale tutte le vere scienze (opposte alle scienze convenzionali); poi abbiamo detto anche che nel Medioevo il dominio della filosofia fu esteso fino a includere alcune delle scienze convenzionali come la letteratura e la retorica.
Abbiamo poi detto che i positivisti posero la conoscenza scientifica in opposizione a quella filosofica e metafisica, e che essi consideravano solo la scienza empirica degna di essere definita «scientifica».
Stando alla prima definizione, che fu quella prevalente anche nell’era islamica, la filosofia presenta varie suddivisioni, ognuna delle quali prende il nome di una scienza specifica, e naturalmente non vi è alcun conflitto tra la scienza e la filosofia. La seconda definizione, invece, prese corpo in Europa durante il Medio Evo e fu abbandonata alla fine di quel periodo. Stando infine alla terza definizione, che è quella attualmente dominante in Occidente, la filosofia e la metafisica sono poste in contrapposizione alla scienza. Dal momento che questa definizione ha avuto una certa diffusione anche nei paesi orientali, è necessario soffermarsi sulla scienza, sulla filosofia, sulla metafisica e sulle relazioni che intercorrono tra esse. In aggiunta, verranno trattate anche la suddivisione delle scienze e la loro classificazione.
Dopo aver trattato questo tema, ci soffermeremo su alcuni punti particolarmente importanti riguardanti l’equivoco e le differenze nel significato e sui significati tecnici dei termini, punti che, se non chiariti, possono essere causa di notevole confusione e fallacia.
Omonimia
In tutte le lingue (come è noto), i termini possono presentarsi con un significato letterale, un significato comunemente accettato e un significato tecnico. Ciò è chiamato «omonimia», ishtirāk al-lafẓī. Per esempio, in persiano il termine dūsh ha il significato di «ieri sera», «spalla» e «doccia», e il termine shīr è utilizzato per indicare il «leone», il «latte» e il «rubinetto».
L’esistenza dell’omonimia gioca un ruolo importante nella letteratura e nella poesia, ma nella scienza, in particolare nella filosofia, essa crea molte difficoltà, in particolare dal momento che i differenti significati di un termine sono spesso così vicini uno all’altro che distinguerli diviene impresa ardua. Molti errori sono dovuti a questa forma di omonimia, e alcune volte anche autorità in materia cadono in questa trappola.
Per questo motivo alcuni grandi filosofi come Ibn Sīnā (Avicenna) si videro costretti a chiarire i significati di molti termini e le differenze tra i loro significati tecnici prima di addentrarsi in specifiche discussioni filosofiche al fine di prevenire confusioni ed errate interpretazioni.
A questo proposito faremo menzione di un caso di omonimia che ha numerose applicazioni e spesso porta a incomprensioni: il termine jabr.
Il significato letterale di jabr è «compensare», «eliminare una deficienza», ma nel corso del tempo cominciò a essere usato anche con il significato di «mettere a posto l’osso», e forse ha assunto questo significato perché «mettere a posto l’osso» è un modo di compensare una specie di deficienza, ed è anzi possibile che tal termine inizialmente fosse usato proprio per «mettere a posto l’osso» e che dopo fu generalizzato alla compensazione di ogni tipo di deficienza. Un terzo significato di questa parola è «costringere» o «mettere sotto pressione», e forse ha assunto questo significato come conseguenza della generalizzazione di una richiesta di «mettere a posto l’osso», ossia, dal momento che «mettere a posto l’osso» di solito richiede che l’arto rotto sia posto sotto pressione affinché l’osso possa combaciare, questo significato è stato generalizzato al fine di includere ogni tipo di pressione esercitata da qualcuno su un altro che costringa quest’ultimo a fare qualcosa contro la propria volontà. Forse questo fu inizialmente utilizzato per i casi di pressione fisica e poi per i casi di pressione psicologica e, infine, questo concetto fu esteso fino a includere ogni tipo di sentimento di pressione, anche quando non dovuto a un’altra persona.
Precedentemente abbiamo rivisto il concetto di jabr dalla sua prospettiva del suo significato letterale e da quello comunemente accettato. Ora introduciamo il significato tecnico di questa espressione come utilizzato nella scienza e nella filosofia.
Uno dei significati scientifici del termine jabr è quella che è utilizzata in matematica, cioè una specie di calcolo in cui invece dei numeri sono utilizzate le lettere, e forse questo significato fu coniato perché nei calcoli algebrici le quantità positive e negative si compensano vicendevolmente, o perché la quantità incognita in un estremo di un’equazione si calcola occupandosi dell’altro estremo o portandovi i suoi membri, il che è una sorta di compensazione.
Un altro significato tecnico si riferisce alla psicologia, nella quale è utilizzato come contrario della libera volontà. Simile a questo è il problema del «libero arbitrio e del determinismo», che è affrontato in teologia. Questo termine è altresì utilizzato in etica, nella legge e nel fiqh, la cui spiegazione però sarebbe troppo lunga.
Sin dal lontano passato il concetto di jabr (come opposto del libero arbitrio) è stato confuso con la certezza, la necessità e la necessità filosofica (wujūb falsafī). In realtà il termine è stato erroneamente utilizzato per indicare certezza e necessità, e a cui nelle lingue straniere equivale il termine «determinismo». In conclusione, si crea l’illusione che in ogni caso in cui è accettata la necessità di causa ed effetto, non vi può essere libero arbitrio, e viceversa, la negazione della necessità e della certezza sono addotte per implicare libero arbitrio. L’effetto di questa illusione su vari problemi filosofici è evidente, tra cui quello di portare i primi teologi a negare la necessità causale nel caso degli agenti volontari, e seguendo questa via, a maledire i filosofi che negherebbero o limiterebbero la Volontà di Dio. D’altra parte i deterministi (jabriyyūn) considerano l’esistenza di un certo destino come una conferma della loro visione, e in opposto a essi, i mutaziliti, che credevano nel libero arbitrio dell’uomo, negarono che vi fosse un destino certo. Sebbene la certezza del destino sia estranea al concetto di jabr, di fatto queste dispute, che hanno una lunga storia, avvennero a causa della confusione tra il concetto di jabr e quello di necessità.
Un altro sfortunato esempio è quello dei fisici che hanno sollevato dubbi o negato la necessità causale nel caso di alcuni fenomeni della microfisica, e in opposizione a essi, alcuni teisti occidentali hanno tentato di dimostrare l’esistenza della Volontà di Dio sulla base della negazione della necessità per questi fenomeni, immaginando che la negazione della necessità e il rigetto del determinismo in questi casi implicherebbero la dimostrazione di un libero potere!
In conclusione, l’esistenza dell’omonimia, in particolare in casi in cui i significati sono vicini o simili l’uno all’altro, comporta dei problemi nelle discussioni filosofiche. Queste difficoltà si moltiplicano quando in una singola scienza un termine ha diversi significati tecnici, come nel caso del termine «intelletto» (‘aql) in filosofia, e i termini «essenziale» (dhātī) e «accidentale» (‘araḍī) in logica. Quindi è evidente la necessità di chiarire i significati e specificare il significato inteso in ogni discussione.
Fonte: https://islamshia.org/il-significato-tecnico-dei-termini-scienza-e-filosofia-mesbah-yazdi/
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