Il rango spirituale degli Imam- 1a P.
Nelle tradizioni sia sunnite che sciite si parla di “dodici califfi” o “dodici successori” che verranno dopo il Profeta Muhammad (S). Al-Bukhari, Muslim, Tirmidhi e Ahmad Ibn Hanbal hanno tutti riportato attraverso varie catene di trasmissione sull’autorità di Jabir Ibn Samura[1] che il Profeta (S) ha detto:
“L’Islam continuerà fino a che ci saranno dodici successori” (in alcuni hadith si parla di “dodici emiri” come nel testo di al-Bukhari). Poi la tradizione continua affermando che “tutti essi saranno dei Quraysh”.[2] In un’altra tradizione il Profeta (S) afferma: “Questo affare non cesserà finché non saranno giunti dodici califfi, tutti essi saranno dei Quraysh”,[3] “Gli affari delle genti continueranno fino a che governeranno dodici uomini, tutti essi saranno dei Quraysh”[4] e “Questa Ummah ha dodici custodi, chi li abbandonerà non nuocerà loro, e tutti essi saranno dei Quraysh”.[5] Il significato di queste tradizioni è stato riportato in svariate versioni da molti narratori ed è razionalmente impossibile dubitare della loro autenticità. Ciò che ha causato confusione tra dotti ed eruditi riguarda piuttosto l’identificazione di questi dodici successori.
Ibn ‘Arabi (436-543 H.) ha ammesso che il significato di queste tradizioni non può essere compreso. Questi scrive: “Abbiamo contato i governanti dopo il Profeta e sono Abu Bakr, ‘Umam, ‘Uthman, ‘Ali, Hasan, Mu’awiya, Yazid, Mu’awiya Ibn Yazid, Marwan, Abdul-Malik...” fino a citare trentatré governanti. Poi scrive: “Se consideriamo i primi dodici governanti in ordine cronologico, il dodicesimo sarebbe Sulayman Ibn Abdul-Malik, ma se consideriamo il vero significato di califfo rimarrebbero solo cinque califfi ben guidati in aggiunta a ‘Umar Ibn ‘Abdul-‘Aziz, dunque non posso dedurre alcun significato da questa tradizione”.[6] Al-Suyuti invece afferma di aver compreso il significato di queste tradizioni: secondo lui l’esistenza dei dodici califfi non necessariamente deve essere continua ed essi non giungeranno uno dopo l’altro nonostante il Mahdi dalla progenie di Muhammad sia tra essi.[7] Sono state presentate anche altre opinioni da vari interpreti che hanno, in un modo o nell’altro, cercato di trovare un’interpretazione plausibile per queste tradizioni.
Per gli sciiti non ci sono invece ambiguità al riguardo: queste tradizioni sono correlate ad altre tradizioni che parlano chiaramente dell’importanza di alcuni membri ben precisi della famiglia del Profeta o Ahl al-Bayt. In più occasioni il nobile Profeta (S) disse che il Libro d’Iddio e la sua famiglia sono le “due cose preziose” che lascia alla sua Comunità e che chi vuole rimanere saldo sulla Retta Via deve seguire entrambi, in quanto non si separeranno mai fino al Giorno della Resurrezione.[8] Riguardo a questa tradizione, Ibn Hajar afferma che sono state riportate da numerose catene di trasmissione e da più di venti Compagni, alcuni dei quali l’hanno ascoltata ad Arafa, altri in Medina quando il Profeta (S) stava per morire, altri a Ghadir Khum ed altri ancora durante il viaggio di ritorno del Profeta da Ta’if. Egli scrive: “Non c’è però contraddizione tra queste tradizioni; data l’importanza del Libro d’Iddio e della Famiglia del Profeta, questa dichiarazione è stata ribadita in tutti questi luoghi”.[9]
Nonostante queste tradizioni, così come molte altre, siano state riportate nelle raccolte sia sunnite che sciite, sono solo gli sciiti ad aver considerato le loro implicazioni fino in fondo, criticando quei musulmani che hanno chiuso un occhio, o due, al riguardo. Il nobile Profeta (S) ebbe a dire: “L’esempio della mia Ahl al-Bayt è come l’esempio dell’Arca di Noè, chi salpò si salvò e chi l’abbandonò perì”.[10] ‘Ali invece disse: “Attenetevi alla Ahl al-Bayt del vostro Profeta, seguite le sue istruzioni e seguite le sue orme in quanto non vi allontaneranno mai dalla Guida, né vi indurranno alla distruzione. Quindi se [i membri dell’Ahl al-Bayt] si siedono sedetevi, e se si sollevano sollevatevi; non anticipateli altrimenti vi traviereste, e non rimanete indietro altrimenti perireste”.[11]
Se consideriamo quanto detto e raccogliamo tutte le informazioni ricevute, concludiamo che i dodici califfi sono i membri dell’Ahl al-Bayt. Nonostante il mondo sunnita abbia sviluppato la questione verso una direzione totalmente diversa, tradizioni sunnite alludono comunque alla visione sciita. Per esempio l’Imam Ibrahim Ibn Muhammad Ibn Hummawayhal-Juwayni (m. 730 H.), il quale riuscì a convertire all’Islam il re mongolo Ghazan Shah, riporta su autorità di Ibn ‘Abbas che il Profeta (S) abbia detto: “Io sono l’apice dei profeti e ‘Ali è l’apice dei successori, i successori dopo di me saranno dodici: il primo è ‘Ali Ibn Abi Talib e l’ultimo al-Mahdi.[12] Poi riporta su autorità del Profeta (S): “Ali, io, Hasan e Husayn, e i nove discendenti di Husayn siamo puri ed immacolati”.[13]
In ogni caso, nelle fonti sciite non c’è alcuna riserva nel relazionare i due gruppi di tradizioni. In esse non solo si parla dei dodici califfi o successori discendenti dal Profeta (S) ma si fa menzione del loro preciso lignaggio genealogico, dei loro nomi e delle loro caratteristiche e attributi. Secondo queste tradizioni il lignaggio genealogico dei califfi del Profeta, gli Imam, è assai più ristretto di quello più generale dei Quraysh. Ivi si parla dei discendenti del Profeta (S) attraverso sua figlia Fatima ed il suo primo successore ‘Ali. Si tratta dei due figli di Fatima, Hasan e Husayn, e dei nove discendenti speciali di Husayn ovvero ‘Ali Ibn Husayn, Muhammad Ibn ‘Ali, Ja’far Ibn Muhammad, Musa Ibn Ja’far, ‘Ali Ibn Musa, Muhammad Ibn ‘Ali, ‘Ali Ibn Muhammad, Hasan Ibn ‘Ali ed infine al-Mahdi figlio di Hasan attualmente in stato di occultazione.[14] Questo tipo di informazioni si riscontra spesso nel corpus di tradizioni sciite. Abu al-Qasim ‘Ali Ibn al-Khazzaz al-Qummi (m. 400 H.) ha raccolto molte di queste narrazioni nella sua opera intitolata Kifaya al-athar fi al-nass ‘ala a’imma ithna ‘ashar. In essa l’autore, oltre a riportare tradizioni del nobile Profeta (S) dagli Imam sciiti, riporta tradizioni da più di venti Compagni inerenti al numero e ai nomi dei dodici successori. In una tradizione riporta le seguenti parole su autorità di Masruq (m. 63 H.): “Eravamo in compagnia di ‘Abdullah Ibn Ma’sud mentre stavamo analizzando con lui le nostre copie del Corano quando all’improvviso si fece avanti un giovane che gli chiese:- Il tuo Profeta ti ha detto forse quanti successori ci saranno dopo di lui?-. Ibn Ma’sud, colto di sorpresa, rispose dicendo:- Sei giovane e non hai ancora molta esperienza. Si tratta di un affare che nessuno mi ha chiesto prima. Si, il nostro Profeta ci ha detto che dopo di lui ci saranno dodici successori, lo stesso numero dei capi dei figli di Israele-”.[15]
Dopo la questione dell’identificazione, uno dei compiti più ardui riguardanti i dodici successori o gli Imam dell’Ahl al-Bayt è probabilmente quello di definire la loro posizione spirituale e delineare il loro ruolo religioso, questione che spesso ha provocato accesi dibattiti non solo tra gli sciiti e i loro detrattori ma anche tra gli sciiti stessi. Da una parte, alcuni hanno sostenuto che gli Imam siano semplicemente dei “pii sapienti” (‘ulama abrar) mentre dall’altra parte i ghulat (letteralmente: “estremisti”) hanno considerato gli Imam come incarnazioni di Dio di natura ipostatica. Nostro obiettivo in questa sede è quello di dimostrare che la Rivelazione, manifesta nel palese per mezzo della sacra Scrittura, non è incline né all’una né all’altra prospettiva.
Fonte: https://islamshia.org/il-rango-spirituale-degli-imam/
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