Il rango spirituale degli Imam- 2a P.
In una tradizione il nobile Profeta (SAW) ebbe a dire: “Dalla mia Ahl al-Bayt ci saranno dodici muhaddath”.[16] Il rango di muhaddath è una posizione che gli Imam sciiti hanno ripetutamente rivendicato anche per loro stessi. Muhaddath letteralmente indica “qualcuno a cui viene detto qualcosa” e secondo la definizione sciita si tratta di una persona a cui parlano gli angeli.
Al-Kulayni ha dedicato un intero capitolo nella sua opera al-Kafi per chiarire la differenza tra un profeta (nabi) e un messaggero (rasul).[17] Secondo queste tradizioni un muhaddath è colui che ode la voce di un angelo senza vederlo (né in sogno né da sveglio) a differenza di un messaggero che invece ode la voce e lo vede (sia in sogno che da sveglio).[18] Questo tipo di comunicazione a volte è stato definito come una “iscrizione nel cuore” (naktun fi al-qalb), “ispirazione nel cuore” (qadhfun fi al-qalb) o “colpo negli orecchi” (naqrun fi al-asma’).[19] Comunque sia, nonostante l’aver categoricamente rifiutato il fatto di essere profeti, gli Imam hanno in qualche modo mantenuto il contatto con il mondo angelico. Apparentemente c’è una differenza assai sottile tra questo tipo di comunicazione e la rivelazione giunta al Profeta (S), e dato che si tratta di un mondo completamente ignoto per la gente comune, è stato sempre difficile per gli Imam poter spiegare queste differenze ai loro seguaci.
Generalmente si è supposto, dato che la profezia (nubuwwa) è stata sigillata con la missione del Profeta Muhammad (S), che ogni sorta di comunicazione con l’occulto fosse giunta al termine. Di conseguenza le genti avrebbero dovuto rispettare l’idea della cessazione dell’invio dei profeti e rifiutare la rivendicazione degli Imam, oppure accettare gli Imam come profeti e rigettare l’idea della cessazione dell’invio dei profeti. Alcune domande poste agli Imam dai loro discepoli dimostrano la loro confusione su questo affare. Al fine di chiarire la questione gli Imam hanno a volte fornito qualche esempio del passato menzionato nel Corano in cui alcune persone, pur non essendo profeti, hanno avuto una qualche comunicazione con Dio. Al-Kulayni dedica un capitolo in al-Kafi a questo e riporta tradizioni che alludono alla suddetta confusione. Per esempio quando l’Imam al-Baqir (AS) dice ad una cerchia di discepoli che ‘Ali (AS) fu un muhaddath, Harith Ibn Mughira gli chiede: “Vuoi dire che forse è stato un profeta?”. Ma l’Imam rispose dicendo: “No, piuttosto è stato come il compagno di Mosé, il compagno di Sulayman o Dhu al-Qarnayn. Non avete sentito il Profeta [appena fu fatta menzione di Dhu al-Qarnayn] quando disse che tra voi c’è qualcuno come lui?-”.
Tutte queste tre figure sono menzionate nel Corano e sono uomini con una connessione particolare con Dio pur non essendo profeti. Il primo viene citato nei versetti 18:65-82 ed è un uomo con una conoscenza speciale insegnatagli da Dio e da cui Mosè voleva attingere. Il secondo viene citato nel versetto 27:40 ed è un ministro alla corte di Sulayman che “aveva qualche conoscenza del Libro” e fu in grado di spostare il trono della regina di Shiba dalla Yemen alla corte di Sulayman in meno di un battito di ciglio. Il terzo viene citato nei versetti 18:83-98 e fu un sovrano che comunicava con Dio ed a cui erano stati dati i “mezzi per tutte le cose”. Quello che avevano in comune tutti e tre è il fatto di essere stati muhaddath, e nonostante non fossero stati profeti, in un modo o nell’altro, comunicarono con Dio.
Il concetto di muhaddath è stato discusso anche nelle fonti sunnite sebbene non abbia poi ricevuto grande attenzione teologica. Sia al-Bukhari che Muslim riportano che il nobile Profeta (S) ebbe a dire: “Nelle comunità che vi hanno preceduto ci sono stati vari muhaddath e se una tale persona dovesse essere presente nella mia comunità, quella è ‘Umar Ibn al-Khattab” e “Tra coloro che vi hanno preceduto tra i figli di Israele c’erano uomini a cui Dio parlava seppur non fossero profeti, e se uno di essi esiste tra la mia comunità è ‘Umar Ibn al-Khattab”.[20] I sapienti sciiti non ritengono autentiche queste tradizioni, né conferiscono ad ‘Umar Ibn al-Khattab una posizione del genere. Comunque sia, queste tradizioni hanno originato tutta una serie di discussioni sul concetto di muhaddath nei circoli sunniti a conferma della concezione sciita rispetto al grado spirituale di un muhaddath. Per esempio al-Munawi, citando le parole di al-Qurtubi, scrive: “Un muhaddath è una persona divinamente ispirata o qualcuno su cui discendono cose da posizioni elevate attraverso ispirazione o svelamento, o qualcuno la cui lingua parla la verità senza che la intenda [razionalmente], o qualcuno a cui parlano gli angeli senza che sia un profeta”.[21] Tale spiegazione rimanda alle espressioni naktun fi al-qalb e qadhfun fi al-qalb utilizzate nelle tradizioni sciite.
Dunque l’idea di persone che comunicano con l’occulto senza che siano state nominate come profeti è presente nel Corano negli esempi citati in precedenza. Comunque il Corano fa menzione anche di un altro esempio significativo che poi relaziona l’idea di muhaddath ad un altro importante concetto coranico. Questa nobile figura è quella di Maryam madre di ‘Isa. Il Corano ci dice che Maryam comunicò con gli angeli sin da giovane: “O Maryam! Dio ti ha scelto, ti ha purificato e ti ha scelto tra tutte le donne del mondo”.[22] Nonostante il versetto chiaro ed esplicito ed altri versetti simili, nessun teologo o sapiente musulmano ha mai ritenuto che Maryam potesse essere una “profetessa” e le indicazioni testuali e spirituali sono chiare in tal senso. Ciò necessita dell’esistenza di una posizione intermedia tra il rango dei profeti e lo stato delle persone comuni completamente ignare del mondo angelico. Per quanto concerne il caso di Maryam, il Corano la descrive come “verace” (siddiqa).
Da un punto di vista religioso le genti sono suddivise in credenti e miscredenti. Comunque il Corano le suddivide non in due ma tre gruppi: credenti, miscredenti ed approssimati (muqarrabun). Nonostante quest’ultimo gruppo possa essere considerato come un gruppo di credenti, esso differisce da quello che raccoglie semplice credenti ordinari. Da un lato, tra i credenti ci sono sia coloro che guidano che coloro che devono essere guidati, e nonostante siano entrambi credenti non appartengono alla stessa categoria: “Ha più diritto di essere seguito chi conduce alla verità o chi non sa dirigersi, a meno che non sia guidato?”.[23] Da un altro lato, è detto anche che alcuni credenti sono guidati sulla via di altri credenti a cui il Corano si riferisce con l’espressione an’amta ‘alayhim (“coloro che hai colmato di grazia”). Questi sono stati posti come guida e modello come viene indicato dai versetti che dicono: “Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia”.[24]
Ad un primo approccio parrebbe che coloro che sono stati colmati di grazia sono approssimati a Dio siano i profeti che guidano gli altri e senza venir guidati da nessun altro. Comunque altrove il Corano allude ad un’interpretazione più estesa ed implica l’inclusione anche di altre categorie ove afferma: “Coloro che obbediscono a Dio e al Suo messaggero saranno con coloro che Dio ha colmato della Sua grazia: profeti, veraci, testimoni e probi; che ottima compagnia”.[25] Secondo questo versetto ben quattro gruppi di credenti vengono colmati della grazia divina e sono i profeti (nabiyyun), i veraci (siddiqun), i testimoni (shuhada’) e i probi (salihun).
Degno di nota è il fatto che in questo versetto la promessa che è stata fatta ai credenti, a condizione che obbediscano a Dio e al Profeta, è quella di essere “con” e non “tra” coloro che sono stati colmati di grazia. Ma prima di sforzarci a comprendere il significato di questi termini tecnici si dovrà far luce sul significato di muqarrabun.
Uno dei significati plausibili di questa espressione potrebbe riferirsi all’aumento della conoscenza su Dio implicando la rimozione di alcuni veli del cuore, permettendo così ai muqarrabun di percepire la Sua presenza e vedere ed udire quello che i credenti comuni non riescono ad afferrare.[26] Questa di per sé è già una grazia immensa che non viene concessa a tutti i credenti. Secondo l’Imam ‘Ali queste persone “sono poche di numero ma dal rango sublime”.[27] Essi giungono ad una comprensione di questo mondo e ad un tipo di conoscenza del proprio Creatore assai diversa da quella degli altri: “guardano all’aspetto intimo del mondo mentre gli altri guardano all’esteriore”[28] e “Dio sussurra alle loro menti e parla al loro intelletto affinché accendano una luce nel cuore, nelle orecchie e nella vista degli altri”.[29]
Maryam, nel Corano, rientra nella categoria dei siddiqun: “Il Messia figlio di Maryam non era che un messaggero. Altri messaggeri sono venuti prima di lui e sua madre era una verace”.[30] Siddiqa è la forma femminile di siddiq che, a sua volta, è il singolare di siddiqun. Un’accurata analisi del Corano e della tradizioni sulla vita di Maryam indica chiaramente che ella fosse in costante contatto con i regni superiori ed in comunicazione con gli angeli. Ciò implica il fatto che delle quattro categorie “colmate della grazia di Dio”, almeno due (i profeti e i veraci) abbiano qualche sorta di contatto con Dio sebbene la natura di questo contatto sia differente. Se studiamo le vite dei profeti prima di ricevere la rivelazione, si può facilmente giungere alla conclusione che è solo da una delle altre tre categorie dei “colmati di grazia” che Dio ha scelto i suoi profeti. Ecco perché i profeti erano in comunicazione con Dio anche prima di ricevere la missione come si deduce dalle storie di Yusuf (Giuseppe) e Musa (Mosè) nel Corano.
Ad ogni modo, è nella categoria dei siddiqun che gli sciiti posizionano i loro Imam e li considerano muhaddath. Come se ne deduce dal versetto 4:69, è una categoria che giunge subito dopo quella dei profeti e prima degli altri due ranghi (i testimoni e i probi). Quel che si presume è che i membri delle categorie superiori includano tutta l’eccellenza e i meriti delle categorie inferiori. Ne consegue che i siddiqun, dopo i profeti, siano i più eccellenti tra i muqarrabun.
La veracità è generalmente considerata una qualità discorsiva ma se le azioni sono conformi alla “giusta dottrina” (ortodossia), anch’esse possono venir considerate veraci. In maniera analoga se le azioni non sono conformi ad un credo corretto non possono essere considerate tali. Corroborare le azioni al credo è infatti un alto livello di veracità. Inoltre, a volte alcune idee, opinioni e intenzioni possono esistere o entrare nella mente di una persona affinché inconsciamente falsifichi la propria “giusta dottrina”. Evitare ciò nel proprio credo e nelle proprie intenzioni è un livello ancora più elevato di veracità. Si potrebbe dunque dire che nella terminologia tecnica coranica i siddiqun siano coloro che soddisfano tutti e tre i criteri menzionati.[31]
Fonte: https://islamshia.org/il-rango-spirituale-degli-imam/
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