Il rango spirituale degli Imam- 3a P.
https://parstoday.ir/it/news/religion_islam-i256520-il_rango_spirituale_degli_imam_3a_p.
Fin qui si sono considerate due idee centrali del pensiero sciita in relazione ai loro Imam, ossia i concetti di muhaddath e siddiq. Rimane ora di discutere un altro concetto fondamentale, vale a dire quello della conoscenza (‘ilm), il quale non è altro che la naturale conseguenza dei primi due stadi menzionati.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Giu 20, 2021 04:29 Europe/Rome
  • Il rango spirituale degli Imam- 3a P.

Fin qui si sono considerate due idee centrali del pensiero sciita in relazione ai loro Imam, ossia i concetti di muhaddath e siddiq. Rimane ora di discutere un altro concetto fondamentale, vale a dire quello della conoscenza (‘ilm), il quale non è altro che la naturale conseguenza dei primi due stadi menzionati.

Prima si sono citati tre esempi dalle Corano di gente che, pur non essendo profeta, possegga una conoscenza speciale donata da Dio. Il Corano inoltre ci parla dei rasikhuna fi al-‘ilm (coloro saldi nella conoscenza)[32], ulu al-‘ilm (i detentori di conoscenza)[33] e alladhina utu al-‘ilm (coloro a cui è stata data conoscenza).[34] Secondo gli sciiti questo tipo di conoscenza non viene acquisita bensì si tratta di un dono di Dio atto ad eliminare ogni sorta di ignoranza. E’ una conoscenza conferita solo ad una piccola parte di persone, tra le quali gli Imam, che detiene una sapienza che trascende quella degli altri Compagni del Profeta o dei credenti ordinari.[35] Detto questo, giunge qui un concetto assai difficile da spiegare e comprendere. Gli Imam hanno ripetutamente asserito che la loro conoscenza non sia altro che un’estensione della conoscenza del Profeta (S) che hanno ereditato direttamente da lui.[36] E’ molto difficile immaginarsi che tipo di processo sia coinvolto in questo trasferimento di conoscenza; comunque il processo stesso di eredità della conoscenze viene indicato nel Corano: “Sulayman ereditò da Dawud e disse:- O gente! Ci è stato insegnato il linguaggio degli uccelli-”.[37] L’unica cosa che ci è comprensibile da questo versetto e dalle dichiarazioni degli Imam è che essi ereditarono un rango spirituale dai loro predecessori per via del tipo di conoscenza ricevuta. Un erede del genere viene tecnicamente definito wasi.

Secondo gli sciiti ‘Ali (AS) fu il wasi del nobile Profeta (S). Il termine wasi indica un “fiduciario”, un “custode” o “qualcuno che esegua un volere e si prenda cura di un determinato lascito”. Un’analisi non troppo approfondita dei testi a disposizione ci induce a concludere che ‘Ali (AS) fosse noto con questo epiteto anche durante la vita del nobile Profeta. Ibn ‘Asakir, rinomato sapiente, tradizionista e storico sunnita (m. 571 H.) – definito in ambito sunnita come “imam dei sapienti di hadith del suo tempo” – riporta che il nobile Profeta (S) abbia detto: “Ogni profeta ha un wasi e il mio wasi è ‘Ali”.[38] Inoltre è stato riportato da Ibn Ishaq, al-Tabari, Abu Nu’aym, Ibn Abi Hatam e Ibn Mardawayh che il nobile Profeta (S) disse all’inizio della sua missione che ‘Ali (AS) fosse il suo “fratello, erede e califfo” (akhi wa wasi wa khalifati).[39] Al-Hindi riporta anche da Abu Sa’id che il nobile Profeta (S) disse: “Il mio wasi, il mio fiduciario e il migliore che lascio dopo di me è ‘Ali”.[40] Si riporta che una volta fu detto ad ‘Aisha che ‘Ali sarebbe stato un wasi ma essa lo negò.[41] La negazione di ‘Aisha è certamente un argomento su cui poter discutere ma in ogni caso la tradizione mostra il fatto che tale epiteto in riferimento ad ‘Ali (AS) fosse già in circolazione. Questo fatto viene citato in molte fonti storiche. Al-Ya’qubi (m. 284 H.) riporta che in occasione della proclamazione del califfato di ‘Ali, Malik al-Ashtar disse le seguenti parole: “O gente! Questo è il wasi degli awsiya, l’erede della conoscenza dei profeti avente enorme grazia e bene in abbondanza”.[42] Ed in più occasioni sia Hasan che Husayn sono stati presentati come i “figli del wasi” sottintendendo che fosse un epiteto ben noto per loro padre.[43]

Secondo le tradizioni sciite ogni profeta ebbe un erede spirituale, un wasi, un profeta o un altra figura tra i muqarrabun. Dopo ‘Ali, gli undici califfi del Profeta (S) furono eredi spirituali l’uno dell’altro fino al giungere del Mahdi che è il wasi attualmente presente ma in occultazione.

Dato che un wasi eredita la sua posizione spirituale da un profeta o un Imam, necessita di una nomina chiara e specifica (nass) dal suo predecessore. Viste però le qualità che devono essere presenti in un Imam (che è muhaddath, siddiq e ulu al-‘ilm) i credenti comuni non hanno competenza per nominarlo o eleggerlo ed è solo Dio che può guidare le genti verso di lui per mezzo del Suo Profeta (S) o attraverso un Imam riconosciuto dal Profeta (S). Gli sciiti ritengono che ci sia un nass chiaro ed esplicito da parte del Profeta non soltanto riguardo ad ‘Ali come suo successore ma anche nei riguardi di tutti e dodici gli Imam.[44] Inoltre ci sono nomine per ogni Imam da parte del loro predecessore.[45] Gli sciiti ritengono che le citazioni riguardo ‘Ali sono così tante e senza alcuna ambiguità che negarle significa di fatto negare il nobile Profeta.[46] Da questo punto dunque sorgono le varie controversie inerenti all’integrità morale e religiosa di tutti i Compagni del Profeta e agli eventi che seguirono la morte del nobile Profeta. Certamente non si può ignorare il fatto che molte delle opinioni attinenti i Compagni furono conseguenze della situazione politica dei primi due secoli dopo il Profeta. Sarebbe assai azzardato supporre che il dogma riguardante all’integrità e la purezza di tutti i Compagni fosse stato un principio unanime tra gli stessi Compagni così come è difficile immaginarsi che 1.700 Compagni del Profeta che combatterono al fianco di ‘Ali contro Mu’awiya con l’intenzione di ucciderlo lo considerassero al tempo stesso una persona pia al pari di ‘Ali (S). E difficile è anche potersi immaginare che Mu’awiya e i suoi uomini non abbiano tentato di diffamare ‘Ali e sminuire la sua posizione spirituale.  L’idea che i Compagni non debbano essere giudicati per quello che hanno fatto dopo il nobile Profeta e non siano degni di biasimo è un dogma sviluppatosi nel corso dei due secoli successivi a Mu’awiya.

Ad ogni modo, i due concetti di wisaya e nass danno origine ad una domanda teologica ben precisa ossia: perché il nobile Profeta (S) necessita di un wasi e di un califfo avente queste qualità? Nella terminologia sciita un califfo con la qualità di wasi, indicato da nass e avente conoscenza, legittimato da nomina divina, arricchito spiritualmente in quanto muhaddath e siddiq, e detentore della conoscenza divina, viene chiamato “Imam” e quindi la domanda può essere riformulata nel seguente modo: perché si necessita di un Imam dopo il nobile Profeta? In origine l’uomo di fede non si avvicina alla questione dell’imamato in questi termini. Secondo questi l’Imam deve essere seguito per ordine divino e profetico ed in ciò egli trova ogni risposta e certezza di cui ha bisogno. Comunque certe situazioni hanno portato a dover fornire una certa spiegazione sulla necessità della presenza di un Imam e ciò è avvenuto considerando il concetto di hujja o “prova divina”.

Una volta l’Imam ‘Ali parlò ad uno dei suoi intimi discepoli Kumayl Ibn Ziyad al-Nakha’i, che in seguito venne martirizzato da Hajjaj Ibn Yusuf proprio per aver seguito ‘Ali. Le seguenti parole sono state riportate sia in fonti sunnite che sciite senza troppe variazioni. Dopo aver espresso tristezza e dolore per non aver trovato nessuno a cui confidare i suoi segreti, ‘Ali disse a Kumayl:

“La terra non sarà mai priva di una persona che agisca per Dio con una prova [hujjah], sia esso conosciuto e presente o sconosciuto e lontano, affinché la prova di Dio e i Suoi messaggi evidenti non vengano cancellati. Quanti sono in numero e dove risiedono? Giuro su Dio che sono pochi di numero ma dal rango elevato. E’ attraverso di loro che Dio preserva le Sue prove e i Suoi messaggi così che li insegni a chi ne è degno e li riponga nei cuori di chi è loro affine. La conoscenza ha fatto loro percepire le cose per quello che sono e le hanno toccate con lo spirito della certezza. Essi sono i vicereggenti di Dio sulla terra e coloro che invitano ad aver fede a Lui.”[47]    

La hujja è una persona la cui conoscenza eccelle quella degli altri non in termini di quantità ma qualità La sua conoscenza viene preservata dal Corano e dalla Sunna del nobile Profeta. In lui risiede l’assoluta e indubitabile certezza della fede. Per questo egli viene nominato Imam e “Prova di Dio” su chiunque altro. Secondo la dottrina sciita la terra non può mai privarsi di un Imam altrimenti l’eredità e il lascito del Profeta, e tutti i significati del Libro Sacro, andrebbero perduti.

Il concetto di hujja è talmente centrale all’idea di imamato e di guida spirituale che al-Kulayni, nella sua opera al-Kafi, ha intitolato un lungo capitolo a tale questione chiamandolo appunto Kitab al-hujja (letteralmente: “il libro della prova”). La “prova” è l’autorità finale attraverso la quale viene conclusa ogni disputa e divergenza in materia di fede. Questa “prova” possiede la stessa conoscenza del nobile Profeta così come un erede che è soggetto al volere del defunto. La dottrina sciita, definendo gli Imam “eredi”, riconosce il fatto che la fede non sia un’innovazione originale di nuova provenienza bensì viene emanata dalla conoscenza del nobile Profeta e dunque non può estendersi più di essa. La conoscenza delle “prove” è necessaria per preservare il lascito del nobile Profeta, non per presentare nuove profezie o nuove leggi. Così facendo gli sciiti e i loro Imam non solo si riconoscono all’interno dei confini del Corano e della Sunna ma affermano di aggrapparsi alla vera e unica interpretazione, autentica e inalterata, di essi.   

.

NOTE

[1] Fu un compagno del Profeta e nipote di Sa’d Ibn Abi Waqqas che visse a Kufa oltre l’anno 70 Hijri.

[2] Sunan Abu Dawud, vol. 2, p. 309; Musnad Ibn Hanbal, vol. 5, p. 90; Sahih al-Muslim, vol. 6, p. 3; Sahih al-Bukhari, vol. 8, p. 127; Sunan al-Tirmidhi, vol. 3, p. 340.

[3] Sahih Muslim bi Sharh al-Nawawi, p. 201.

[4] Ibid.

[5] Kanz al-‘Ummal, Muttaqi al-Hindi, vol. 12, p. 33.

[6] al-A’imma Ithna ‘Ashar fil-Umma, Sayyid Murtada ‘Askari, pp. 23-24.

[7] Ibid., p. 25.

[8] Cfr. ad esempio: Mustadrak al-Hakim, vol. 3, p. 109; Musnad Ibn Hanbal, vol. 5, p. 181; Sunan al-Tirmidhi, vol. 2, p. 308; Kanz al-‘Ummal, pp. 44, 47, 48; Sunan al-Darimi, vol. 2, p. 431.

[9] Ibn Hajar, al-Sawahiq al-Muhriqa, pp. 230, 231.

[10] Mustadrak al-Hakim, vol. 2, p. 343 e vol. 3, p. 150.

[11] Nahj al-Balagha, Sharif al-Radi, sermone 190.

[12] Fara’id al-Simtayn, al-Juwayni, p. 160, h. 1164.

[13] Ibid., 1691.

[14] Cfr. per esempio: al-Kafi, al-Kulayni, vol. 1, pp. 525-535; Basa’ir al-Darajat, al-Saffar, pp. 339-340; ‘Uyun Akhbar al-Rida, al-Saduq, vol. 2, pp. 47-70.

[15] Kifaya al-athar fi al-nass ‘ala a’imma ithna ‘ashar, al-Khazzaz, pp. 24-25.

[16] Kitab al-Ghayba, al-Nu’mani, p. 72.

[17] Al-Kafi, al-Kulayni, vol. 1, pp. 176-177.

[18] Secondo queste tradizioni un profeta invece ode la voce dell’angelo, lo vede in sogno ma non lo vede da sveglio.

[19] Ibid., p. 263.

[20] Al-Bukhari, vol. 4, p. 400; Muslim, vol. 7, p. 115.

[21] Kanz al-Haqa’iq, al-Munawi, vol. 4, p. 664.

[22] Corano, 3:42.

[23] Corano, 10:35.

[24] Corano, 1:5-6.

[25] Corano, 4:49.

[26] Nahj al-Balagha, Sharif al-Radi, sermone 222.

[27] Ibid., detto 147.

[28] Ibid., detto 432.

[29] Ibid., sermone 222.

[30] Corano, 5:75.

[31] Cfr. per esempio: Corano, 2:177 e 33:23.

[32] Corano, 3:7.

[33] Corano, 3:18.

[34] Corano, 29:49, 34:6.

[35] Al-Kafi, al-Kulayni, vol. 1, pp. 212-214.

[36] Ibid., vol. 1, pp. 221-228.

[37] Corano, 27:16.

[38] Tarikh Madina al-Dimashq, Ibn ‘Asakir, vol. 42, p. 392.

[39] Kanz al-‘Ummal, Muttaqi al-Hindi, vol. 13, p. 133.

[40] Ibid. Vol. 12, p. 209.

[41] Al-Musnad, Ahmad Ibn Hanbal, vol. 6, p. 42.

[42] Tarikh, al-Ya’qubi, vol. 2, p. 179.

[43] al-A’imma Ithna ‘Ashar fil-Umma, Sayyid Murtada ‘Askari, p. 222.

[44] Al-Imama wa al-Tabsira, Ibn Babawayh, pp. 21-23.

[45] Al-Kafi, al.Kulayni, vol. 1, pp. 525-535.

[46] Cfr, anche: al-Muraja’at, pp. 187-307.

[47] L’hadith è reperibile nel Nahj al-Balagha di Sharif al-Radi, Kamal al-Din di Shaykh Saduq, Kitab al-Irshad di Shaykh Mufid; e tra le fonti sunnite nel Tadhkirat al-Huffaz di al-Dhahabi, Tarikh Madina al-Dimashq di Ibn ‘Asakir, vol. 4, p. 18 e  Kanz al-‘Ummal di Muttaqi al-Hindi.

Fonte: https://islamshia.org/il-rango-spirituale-degli-imam/

 

Potete seguirci sui seguenti Social Media:

Instagram: @parstodayitaliano

Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte

Twitter: RadioItaliaIRIB

Youtube: Redazione italiana

VK: Redazione-Italiana Irib

E il sito: Urmedium