La Gente della Casa del Profeta Muhammad (Saw)- 1a P.
Tutti i musulmani onorano la Gente della Casa del Santo Profeta Muhammad, che è chiamata Aal Muhammad o Ahlul Bayt Muhammad. Tale attitudine è conforme alle istruzioni del Santo Profeta che ordinò ai Musulmani di pregare anche per i membri della sua Casa ogni qualvolta pregavano per lui. Impartendogli tale ordine egli ha effettivamente richiesto di riservargli un posto vicino al suo. Il Sacro Corano ha reso obbligatorio offrire le preghiere per Muhammad e inviargli saluti:
“In verità Allah e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, beneditelo e invocate su di lui la pace.” (Sacro Corano, 33: 57)
Numerosi Compagni chiesero al Profeta di insegnargli come adempiere questo commando. Molte raccolte altamente rispettate [dai fratelli sunniti] (incluse quelli di al-Bukhari e Muslim) riportano nei loro Sahih (le “raccolte autentiche”) che Kaab ibn Ujrah affermò che il Profeta disse:
“Dì: «O Dio! Fai scendere la Tua Grazia su Muhammad e sulla Casa di Muhammad, così come hai fatto scendere la Tua Grazia su Abramo e sulla Casa di Abramo. In verità tu sei il Degno di lode, il Glorioso. E benedici Muhammad e la Casa di Muhammad, così come hai benedetto Abramo e la Casa di Abramo. In verità, Tu (o Dio) sei il Molto lodato, il Glorioso.” (1)
Quando istruiva i suoi seguaci sulle questioni religiose il Messaggero di Dio non parlava in base ai suoi desideri umani. Il Corano testimonia infatti che egli dichiarava solo quanto gli veniva rivelato:
“e neppure parla d’impulso: non è che una Rivelazione ispirata.” (Sacro Corano, LIII: 3-4)
Un onore dovuto ai legami familiari?
Può sembrare che l’inclusione della Gente della Casa di Muhammad nelle preghiere rivolte verso il Profeta sia dovuta alla loro relazione di sangue. Se fosse così non sarebbe in accordo allo spirito degli insegnamenti islamici. Accordargli un simile unico onore per il loro legame familiare con Muhammad equivarrebbe a sostenere la supremazia familiare, ed è in conflitto con i seguenti principi:
1.Tutte le persone sono uguali agli occhi di Dio, in quanto il Sacro Corano ha dichiarato:
“Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme.” (Sacro Corano, XLIX: 13)
2. Dio non punisce né ricompensa un Suo servo per i peccati o le buone azioni dei suoi genitori o dei suoi parenti vicini o lontani. Il Corano afferma:
“paventate il Giorno in cui il padre non potrà soddisfare il figlio né il figlio potrà soddisfare il padre in alcunché.” (Sacro Corano, 31: 33)
3. Dio non punisce né ricompensa un essere umano per ciò che al di là della sua capacità e non viene compiuto per sua volontà.
L’essere o meno un parente del Profeta non è questione di scelta personale. Nessuno di noi prima della sua nascita sceglie di appartenere a una particolare famiglia, nazionalità o razza.
Sarebbe quindi molto problematico per i musulmani dover includere i parenti di Muhammad nelle loro preghiere semplicemente perché avevano con lui dei legami di sangue.
Un onore dovuto ai loro meriti, non ai loro legami di parentela
Per dissipare questo apparente conflitto è importante sapere che la definizione Aal Muhammad che è ripetutamente menzionata nelle Preghiere rituali quotidiane (as-Salat) non include tutti i suoi parenti. Solo un loro numero particolarmente ristretto vi è incluso.
Se fossero stati inclusi tutti i parenti, sarebbe stata una discriminazione di clan o tribù, perché molti di loro non hanno percorso il sentiero di Muhammad e porli al di sopra degli altri avrebbe significato sostenere una supremazia di tipo tribale.
Essere imparentati con il Profeta Muhammad non significa essere accettati da Dio; né questo assicura ai suoi parenti l’essere collocati in Paradiso o li protegge dalla punizione divina. Secondo gli insegnamenti islamici Dio ha creato il Paradiso per chiunque Gli obbedisce e il luogo di punizione per chiunque Gli disobbedisce, indipendentemente dall’affiliazione familiare, nazionale o etnica. Il Sacro Corano contiene perfino un capitolo che maledice Abu Lahab, che era uno zio del Profeta Muhammad:
“Periscano le mani di Abû Lahab, e perisca anche lui. Le sue ricchezze e i suoi figli non gli gioveranno…” (Sacro Corano, Sura al-Masad, CXI)
La verità è che il termine Aal Muhammad si riferisce solo i parenti “eletti” di Muhammad. Queste persone non sono state prescelte né onorate per la loro parentela con il Profeta ma per le loro virtù. Essi hanno vissuto la reale vita islamica seguendo le istruzioni del Sacro Corano e del Messaggero, e non si sono mai separati da loro nelle parole o nelle azioni.
Quando Dio ci informa nel Suo Libro che le più nobili tra le Sue creature umane sono quelle più giuste, e quando il Suo Messaggero ci ordina di onorare la Gente della sua Causa quando lo benediciamo, possiamo dedurne che essi sono i più retti dopo il Profeta.
Se non lo fossero stati non avrebbero meritato un tale unico onore e il Profeta non ci avrebbe istruito di benedirli ogni qualvolta ne menzioniamo il nome. Agire diversamente non sarebbe in accordo al Sacro Corano. Quindi ordinandoci di pregare per loro ogni volta che preghiamo per lui, il Profeta ci stava informando del loro alto rango per essere i più obbedienti nei confronti di Dio e del Suo Messaggero.
Fonte: https://islamshia.org/la-gente-della-casa-del-profeta-muhammad-shaykh-m-j-chirri/
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