Islam e aniconismo - 1a P.
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La relazione tra arte e religione nell’Islam nel corso dei secoli è stata complessa. Questa ricca varietà di espressioni e tendenze può essere vista come un’interazione armoniosa tra diversi popoli musulmani piuttosto che uno scontro di culture o civiltà.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ott 10, 2021 06:45 Europe/Rome
  • Islam e aniconismo - 1a P.

La relazione tra arte e religione nell’Islam nel corso dei secoli è stata complessa. Questa ricca varietà di espressioni e tendenze può essere vista come un’interazione armoniosa tra diversi popoli musulmani piuttosto che uno scontro di culture o civiltà.

È un dato di fatto che l’arte fiorì nella maggior parte delle società musulmane, ognuna con le sue caratteristiche specifiche.

Tuttavia, in alcuni ambienti musulmani, a causa di visioni non-ortodosse estreme, specialmente negli ultimi decenni e dopo la diffusione del cosiddetto “islamismo ideologico”, molte forme d’arte sono state considerate con sospetto. Con il pretesto di tornare a una forma pura di Islam, molte espressioni artistiche sono state bandite.Dall’altra parte però, come reazione, alcuni considerano le forme artistiche non figurative come una “non arte”.

Non condannando alcuna forma d’arte – trovando ognuna di esse il proprio posto all’interno della struttura islamica – vorremmo in questa sede evitare di sottovalutare le implicazioni religiose derivanti da alcuni punti di vista islamici legittimi che enfatizzano la natura astratta dell’arte religiosa.

Prima della profezia di Muhammad (S), gli idoli e le immagini erano diffusi nella Penisola Arabica. Con l’avvento dell’Islam tali rappresentazioni sono state gradualmente utilizzate meno, anche se in nessuna parte del Corano troviamo un divieto di statue o immagini. La rappresentazione di un idolo non è certamente permessa nell’Islam, ma va notato che molte, se non la maggior parte, delle rappresentazioni nei primi anni erano direttamente o indirettamente di idoli.

E’ d’altra parte vero che quando i musulmani sono entrati nella Mecca hanno distrutto tutti gli idoli, ma l’atto era collegato all’Unità di Dio e alla difesa del credo islamico dopo anni di persecuzioni da parte dei notabilidi Mecca.

In quell’occasione, il Profeta Muhammad (S) proibì qualsiasi vendetta e spargimento di sangue, tranne la distruzione simbolica degli idoli intorno e all’interno della Kaaba.

La distruzione degli idoli può essere vista anche come una difesa contro qualsiasi idea antropomorfa del Divino che non può essere equamente rappresentato da alcuna forma fisica. I mistici musulmani hanno espresso questo concetto parlando del dovere di “distruggere gli idoli che risiedono nel cuore” e hanno cercato di attualizzarlo internamente.

Non vi è dubbio sul divieto sostanziale e categorico dell’Islam diretto alla rappresentazione della Divinità. Il divieto di rappresentare la Divinità mira anche a negare qualsiasi tipo di associazionismo ove nulla di relativo viene considerato allo stesso livello della Verità Assoluta. Negare tale associazionismo è un chiaro atto dell’affermazione di la ilaha illa Allah (non c’è divinità se non Dio).

Quando tale idea viene generalizzata, diventa naturale per alcuni evitare anche le rappresentazioni di profeti, messaggeri e persino santi e figure sacre; non solo perché tali immagini possono diventare oggetto di adorazione o devozione esagerata, ma per rispettare le loro personalità reali e sante che sono in realtà inimitabili. Questa era l’opinione espressa dallo studioso musulmano occidentale Titus Burckhart, le cui preziose opere hanno introdotto la spiritualità islamica ad un pubblico più vasto in Europa e ad alcuni nuovi circoli intellettuali. Egli è andato oltre affermando che le personalità sante sono i vicari di Dio sulla terra creati a “immagine di Dio”. Qualcosa di simile si trova nell’opera al-Kafi, dove è stato riferito che all’Imam Baqir venne chiesto su questo problema e disse: “L’immagine di Dio è una forma che è stata originata e creata. L’ha eletta e scelta su tutte le altre forme diversee l‘ha attribuita a Sé stesso”.

A cura di Islamshia.org 

 

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