Le fabbricazioni di Hadith-2
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TRACCE, INDIZI E SOSPETTI Esistono alcuni indizi iniziali che possono aiutare lo studioso ad identificare una fabbricazione, e ciò può avvenire sia attraverso l’analisi dell’isnad (la catena d i trasmissione) che quella del matn (il testo stesso della narrazione).
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ott 11, 2021 10:34 Europe/Rome
  • Le fabbricazioni di Hadith-2

TRACCE, INDIZI E SOSPETTI Esistono alcuni indizi iniziali che possono aiutare lo studioso ad identificare una fabbricazione, e ciò può avvenire sia attraverso l’analisi dell’isnad (la catena d i trasmissione) che quella del matn (il testo stesso della narrazione).

Riguardo all’isnad si tratta di individuare una catena di trasmissione fabbricata o “preso in prestito” da qualche altra narrazione, individuare la presenza di narratori sconosciuti – in ispecie quelli potenzialmente inesistenti -, individuare la presenza di un fabbricatore o di un nome che seppur citato nei libri di storia non appare nelle biografie dei narratori, notare un’errata sequenza di trasmettitori e identificare un narratore che ammette in prima persona, anche altrove, di aver fabbricato hadith.

Per quanto concerne il matn, gli studiosi musulmani hanno tenuto in considerazione la comparazione con il Corano, la sunna, l’intelletto, la possibile influenza da parte delle israiliyyat e dell’estremismo dottrinale (ghulw), la menzione di miti e leggende che non sono state verificate e quella di popoli e aree geografiche di cui non è nota alcuna eccellenza particolare o i cui meriti vengono definiti in base a criteri areligiosi (come tribali, nazionali, culturali, eccetera).  

Altri detti che necessitano di conferma prima di giungere ad un giudizio definitivo sono le “tarde narrazioni” come, per esempio, narrare nel quindicesimo secolo che “Sanjar [selgiuchida] sarà l’ultimo sovrano non-arabo, vivrà ottanta anni e morirà di fame” in quanto l’evento avvenne nell’undicesimo secolo; oppure quando un hadith viene attribuito ad un proverbio popolare come “lo stomaco è il centro delle malattie e l’alimentazione è il suo rimedio”.

 

ISRAILIYYAT E GHULUW

Le cosiddette israelizzazioni (israiliyyat) e l’estremismo (ghuluw) sono stati probabilmente tra i temi più studiati durante l’analisi delle fabbricazioni. Le israiliyyat sono prevalentemente presenti nei testi esegetici, ma ciò non ne ha prevenuto l’inclusione nelle raccolte più canoniche sia in ambito sciita che sunnita. In genere si soffermano sulle informazioni concernenti i profeti antichi e le storie antecedenti alla nascita del Profeta Muhammad (S). In questa categoria vengono inclusi anche miti riguardanti le origini della creazione.

Alcuni studiosi hanno fornito un significato più generale per le israiliyyat, includendovi non soltanto le fabbricazioni ma anche le narrazioni accettabili sulle storie dei profeti e quelle che non sono state confermate o la cui verifica non può essere sostanziata. In generale nei circoli musulmani l’espressione porta con sé però un significato negativo.

Nei documenti storici si riporta che alcune personalità convertitesi all’Islam come Ka’b al-Ahbar e Abdullah Ibn Salam, entrambi ebrei in origine, furono trasmettitori di israiliyyat. Tra i tabi’un il nome di Wahb Ibn Munabbih è noto per aver riportato molte israiliyyat.

Le israiliyyat sono state riportate anche su autorità di Ibn Abbas, in ispecie per quanto concerne le tradizioni esegetiche riprese in seguito da molti interpreti del Corano. Ibn Abbas è assai noto per la sua esperienza e competenza in materie coraniche ed ha riportato molte informazioni utili a riguardo, ma è anche vero a gli sono stati attribuiti molti detti che non ebbe mai pronunciato. Questo perché attribuire un detto ad Ibn Abbas poteva essere considerata, a suo tempo, una prova a favore di una data opinione.

Il ghuluw è invece un fenomeno che si è sviluppato più specificatamente in ambito sciita. Secondo le parole degli Imam dell’Ahl al-Bayt l’estremista in questo senso è “colui che dice su di noi quello che noi stessi non diciamo”. Si tratta in breve di divinizzare gli imam ed attribuirgli qualità divine che non gli appartengono, come la divinità in sé stessa (uluhiyya) e la signoria esclusiva di Dio (rububiyya). Ciò avvenne in casi ben noti come quelli di Abu al-Khattab, Mughira Ibn Sa’id, Muhammad Ibn Nusayr e Muhammad Ibn Ali al-Shalmaghani.

Nell’opera “Kamal al-Din” Shaykh Saduq spiega che gli “anziani” sciiti erano persone rette e pie che non posero mai la propria opinione personale al di sopra di quella degli Imam. A volte però hanno accettato narrazioni da parte di individui che hanno diffuso false narrazioni sugli imam. Quando la situazione degenerò e venne resa nota agli Imam stessi, questi ordinarono ai loro sciiti di comparare sempre le narrazioni con il Corano.(https://islamshia.org/)

 

 

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