Iran, 15 maggio: giornata di commemorazione del grande Ferdowsi
Nel corso dei suoi millenni di vita, il popolo iraniano ha dato i natali a tantissimi grandi che con le loro opere e le loro gesta, si sono resi per sempre motivo di gloria per il loro popolo.
Tra questi personaggi eterni uno dei più grandi è senza dubbio Ferdowsi, un poeta e un uomo che non ha eguali nella letturatura persiana. Per questo nel calendario ufficiale dell’Iran viene commemorato il 15 maggio (il 25 ordibehesht, il secondo mese nel calendario persiano) Ferdowsi, forse il più venerato poeta persiano.
Ferdowsi, che si colloca agli inizi della letteratura persiana di epoca islamica, nacque in un villaggio presso Tus in nord-est dell Persia. Suo padre fu un ricco proprietario terriero. La sua grandiosa opera epico-letteraria chiamata Shahnameh ("Libro dei Re"), alla quale dedicò 35 anni circa della propria vita, fu in origine composta per essere presentata ai sovrani samanidi, che erano i capofila del movimento di rinascita culturale iranica dopo la conquista del paese da parte degli Arabi nel corso del VII secolo.
Quando compì 23 anni, scoprì uno “Shāhnāmeh” scritto da Abu Mansur al-Mo'ammari, che tuttavia non era in forma poetica. Era una vecchia versione commissionata da Abu Mansur ibn Abdol-Razzaq. La scoperta avvenne in un momento particolare della vita del poeta. Ferdowsi avviò la composizione del suo “Shāhnāmeh” nel 977.Nel corso della vita di Ferdowsi, la dinastia samanide fu abbattuta dall'Impero ghaznavide.
Dopo trent'anni di duro lavoro, Ferdowsi completò la scrittura del poema e, due o tre anni dopo, egli si recò a Ghazni, capitale ghaznavide, per presentarlo al Sultano. Nei testi medioevali si cita in numerosi documenti lo scarso interesse mostrato dal nuovo sovrano, il Sultano Mahmud di Ghazni, nei confronti di Ferdowsi e del suo lavoro. Secondo gli storici Mahmud aveva promesso a Ferdowsi un dīnār per ogni distico scritto nello Shahnameh (per un totale di 60.000 dinar), ma in seguito ritrattò, e gli donò appena 20.000 dirham, che avevano un valore decisamente inferiore rispetto al dīnār (ci volevano 100 dirham per fare un dīnār). Alcuni pensano che questo tradimento fosse causato dalla gelosia e dalle invidie degli altri poeti che lavoravano alla corte reale; l'incidente così dette forza ai nemici di Ferdowsi presenti all'interno della corte stessa. Ferdowsi rifiutò il denaro e, secondo alcune fonti, lo donò ad un uomo povero che vendeva vino. Dopo aver peregrinato per un periodo nel Sistan e nel Mazandaran, egli ritornò infine a Tus, affranto ed adirato.
Lasciò un poema dedicato al sovrano, all'interno di un muro della stanza in cui aveva lavorato in tutti quegli anni. Era un lungo e rancoroso poema, più simile a un'invettiva, e finiva con le parole:
"La vendetta del Cielo non dimenticherà. Il tiranno arretrerà per le mie parole di fuoco, e tremerà per l'ira di un poeta".