I vocalizzi dei pinguini seguono le regole della sintassi umana
Il verso dei pinguini africani (Spheniscus demersus) è facilmente confondibile con il raglio di un asino. Ma allo stesso tempo, è molto più simile al linguaggio umano di quanto si pensi. Secondo una ricerca pubblicata su Biology Letters, i vocalizzi del pennuto seguono le stesse regole linguistiche di base del nostro parlato: è la prima volta che si osserva qualcosa di simile in un non-primate.
Un gruppo di biologi italiani e francesi ha notato che i pinguini africani in cattività ricorrono a suoni semplici per le "parole" che usano più spesso, mentre sfruttano vocalizzi più lunghi e con più sillabe per veicolare messaggi più complessi. In pratica, rispettano due principi della linguistica osservati in tutte le lingue del mondo. Il primo è la legge di brevità proposta dal filologo statunitense George K. Zipf, in base alla quale le parole più utilizzate tendono ad essere anche le più corte (si pensi a sì, no, ok). La compressione dell'informazione in suoni essenziali permette di comunicare i concetti importanti in modo immediato.
In base al secondo principio - la legge di Menzerath-Altmann - maggiore è la lunghezza di una parola o di una frase, minore sarà quella delle sue componenti: una parola complessa avrà sillabe più corte. Entrambe le regole erano state osservate nella comunicazione orale di primati non umani; la legge di brevità era stata assimilata anche ai comportamenti dei delfini tursiopi, che esprimono i concetti fondamentali con movimenti più semplici sulla superficie dell'acqua.
Gli scienziati hanno registrato e analizzato 590 richiami vocali di 28 pinguini africani adulti ospiti di tre parchi zoologici italiani. I richiami, formulati nel corso della stagione degli accoppiamenti 2016-2017, provenivano soprattutto da maschi intenti a farsi notare da una potenziale partner, a rivendicare il territorio o l'appartenenza a un gruppo. I canti dei pinguini erano ottenuti dalla diversa combinazione di tre suoni principali: una sorta di gracidio più secco e corto (il più usato); un suono più lungo prodotto durante l'emissione di fiato (il meno usato) e un terzo suono prodotto durante l'inspirazione, la cui lunghezza dipendeva dalla capacità polmonare: quest'ultimo serviva a comunicare alla compagna informazioni sulla propria prestanza fisica. Anche per i pinguini, la durata delle sillabe è risultata inversamente proporzionale alla frequenza del loro utilizzo: i suoni "compressi" sono anche i più comuni.
Fonte: Focus.it