Acqua dalla nebbia: l'idea della ricercatrice dall'Iran alla Bicocca
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MILANO-Ci lavora ogni giorno da quando, poco prima del lockdown, da Teheran è arrivata a Milano.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 06, 2021 07:45 Europe/Rome
  • Acqua dalla nebbia: l'idea della ricercatrice dall'Iran alla Bicocca

MILANO-Ci lavora ogni giorno da quando, poco prima del lockdown, da Teheran è arrivata a Milano.

Ma l'acqua, o meglio il diritto all'acqua, è sempre stato un chiodo fisso: "Il pensiero di aiutare le persone che vivono in aree meno sviluppate del mondo cresce con me da quando ero bambina. E cercare un modo per mettere a loro disposizione acqua pulita è la massima priorità". Sta studiando un sistema economico ed ecologico per ricavarla dalla nebbia Raziyeh Akbari, ricercatrice iraniana che dal 2020 lavora nel dipartimento di Scienza dei materiali dell'Università Bicocca. È qui, nell'ateneo milanese diventato un avamposto per la ricerca sulla sostenibilità e il clima, che porta avanti il progetto " WaterHab". Trentadue anni, una laurea e un dottorato in Fisica, Akbari ha ideato un sistema innovativo che potrebbe trasformarsi in una risorsa in tanti luoghi dove la pioggia è rara e dove manca acqua pulita anche solo per lavarsi o cucinare.

Alla base di tutto, riportato da repubblica.it, c'è un nuovo materiale ispirato alla geometria delle spine dei cactus che permette di accelerarne la raccolta dall'atmosfera e prevenire la sua evaporazione. È a questo che sta lavorando da quasi due anni Akbari, con la supervisione del professor Carlo Antonini, scienziato dei materiali, e dal collega Riccardo Ruffo, chimico. Serve a dar vita a un nuovo strumento, una specie di maglia metallica, collegata a un semplice sistema di raccolta di liquidi, che grazie a un trattamento speciale fa passare l'aria ma intrappola l'acqua.
I primi WaterHab verranno inizialmente istallati sui Badghir, le torri "acchiappavento" che si trovano sui tetti degli edifici nei deserti dell'antica Persia e dell'attuale Iran. Si tratta di camini inversi che vengono usati per gestire il ricircolo d'aria. E che di notte di notte, con l'escursione termica, si riempiono di umidità preziosa che la giovane ricercatrice vuole trasformare in una risorsa.

" L'idea mi è venuta durante il dottorato in Iran - racconta Akbari - mentre stavo lavorando alla mia tesi sulle superfici con una bagnabilità speciale, per rendere i processi industriali più efficienti ed ecologici. È lì che ho scoperto che una delle migliori applicazioni di questi nuovi materiali è nella vita quotidiana delle persone, non solo nelle industrie " . Ed ecco l'idea di trovarne uno che aiutasse a fare scorta di un bene prezioso come l'oro blu. L'ha portata in Italia, dopo aver fatto richiesta di entrare nel gruppo di ricerca di Antonini grazie a una borsa di studio Tril per giovani ricercatori che provengono da Paesi emergenti. Un progetto poi sostenuta da Bicocca attraverso i Dipartimenti di eccellenza. E se inizialmente questo lavoro punta ai deserti iraniani, questi nuovi dispositivi sono pensati per essere usati anche altrove e non necessariamente sui tetti degli edifici.

" In realtà per questo tipo di raccolta non servono luoghi dove c'è una nebbia fitta - spiega Antonini - bastano piccole goccioline, come la condensa che si forma con l'escursione termica, perché questo sistema consenta di raccogliere acqua senza bisogno di altre fonti di energia " . Se il progetto andrà a buon fine, "potrebbe rappresentare una valida alternativa al complesso e costoso processo della desalinizzazione, che richiede un ingente utilizzo di elettricità e per questo poco adatto ai Paesi poveri o in via di sviluppo ". Dove l'acqua è come l'oro.

 

 

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