La prima immagine del buco nero al centro della nostra galassia
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Event Horizon Telescope (EHT), un consorzio internazionale tra più radiotelescopi, è riuscito a osservare per la prima...
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 22, 2022 18:48 Europe/Rome
  • La prima immagine del buco nero al centro della nostra galassia

Event Horizon Telescope (EHT), un consorzio internazionale tra più radiotelescopi, è riuscito a osservare per la prima...

volta l’“ombra” del buco nero Sagittarius A*, che si trova al centro della Via Lattea, la nostra galassia. L’immagine ricorda quella che sempre EHT aveva realizzato nel 2019, quando aveva pubblicato la prima immagine mai realizzata di un buco nero. All’epoca l’osservazione aveva riguardato un buco nero al centro della galassia Virgo A (M87), a circa 55 milioni di anni luce dalla Terra. La nuova osservazione riguarda invece un suo collega, ma più vicino a noi, per lo meno in termini astronomici: 26mila anni luce di distanza e con una massa stimata intorno a 4 milioni di volte quella del Sole. La presenza di un buco nero al centro della Via Lattea era ipotizzata da tempo e aveva trovato diverse conferme, grazie ad analisi su come si muovono i corpi celesti nella galassia, ma non era mai stato possibile osservarne la presenza. Per scoprire a distanza ciò che avviene nei pressi di un buco nero si utilizzano i radiotelescopi, grandi antenne che a differenza dei classici telescopi ottici utilizzano le loro parabole per rilevare le onde radio emesse dalle cose (radiosorgenti) che ci sono nello Spazio. Il loro utilizzo consente di osservare che cosa è accaduto molto tempo fa a distanze enormi, tali da richiedere alla luce viaggi di decine, centinaia e a volte migliaia di anni. In generale, più sono grandi le parabole, più precise possono essere le osservazioni. Per questo alcuni anni fa i ricercatori si chiesero se fosse possibile trasformare l’intero pianeta in una sorta di grande antenna, per disporre di uno strumento molto più potente. Da questa idea nacque l’Event Horizon Telescope (EHT), che raccoglie telescopi dal Cile all’Antartide alle Hawaii, sincronizzati con orologi atomici in modo da raccogliere insieme dati sulle galassie verso cui vengono puntati. Un buco nero non può però essere visto o fotografato direttamente, perché questi oggetti possiedono un campo gravitazionale così intenso che nulla di ciò che contiene al suo interno può sfuggirgli: nemmeno la luce. Possiamo immaginarlo come una sfera al cui interno c’è l’oggetto massiccio vero e proprio. La superficie sferica segna il confine entro il quale si verificano le condizioni per cui niente può sfuggire, o tornare indietro se è finito nel buco nero: questa sfera è detta “orizzonte degli eventi”. L’oggetto massiccio che si trova al centro della sfera, e che crea una deformazione nello spaziotempo (la struttura quadrimensionale dell’Universo, se siete confusi qui è spiegato più estesamente), è invece definito “singolarità”: si chiama così perché non ne conosciamo le caratteristiche, ma sappiamo che sono diverse da quelle che regolano il comportamento della materia per come la conosciamo. È inoltre ipotizzato che la densità della singolarità sia tale da tendere all’infinito. Non sappiamo che cosa accade entro i confini dell’orizzonte degli eventi, in compenso dall’esterno possiamo osservare che cosa succede alla materia (gas e polveri) quando finisce al confine e, in base alle sue reazioni, capire qualcosa in più sul buco nero. Grazie a EHT è stato possibile farlo con M87* e ora con Sagittarius A*.

 

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