Ue non fa sconti a Turchia sui visti. Erdogan: ipocrisia
ANKARA (Pars Today Italian) – L'accordo Ue-Turchia per la facilitazione dei visti per i cittadini turchi, parte del patto sulla crisi migratoria, è sempre più in bilico dopo il botta e risposta tra Ankara e Bruxelles e le parole, per niente concilianti, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha dichiarato che la Turchia non modificherà la legge antiterrorismo.
Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, oggi ha parlato chiaro e ha avvertito la Turchia che non potrà ottenere l'esenzione dai visti all'interno dell'Unione europea se tutti i prerequisiti previsti, in particolare la modifica della legge anti-terrorismo, non saranno soddisfatti. "Attribuiamo molta importanza al fatto che le condizioni previste siano soddisfatte, altrimenti questo accordo non vedrà luce" e il presidente turco dovrà "risponderne" davanti al suo popolo, ha detto Juncker durante una conferenza stampa a Berlino. Erdogan dal canto suo ha accusato l'Ue di "ipocrisia". "Da quando amministrate questo Paese, chi ve ne ha dato il diritto?", ha dichiarato durante un discorso ad Ankara, che ha giudicato inaccettabile l'ipotesi di ammorbidire la legge antiterrorismo in Turchia, Paese che deve fronteggiare la nuova escalation dei ribelli curdi. "Pensano di avere il diritto di combattere il terrorismo ma lo ritengono un lusso e una cosa inaccettabile per noi". Erdogan ha aggiunto che è un "errore di portata storica" che le relazioni tra Ue e Turchia siano condizionate da un' "organizzazione terroristica" e che se l'Ue preferirà il Pkk come interlocutore allora "non ci saranno problemi" e "troveremo una nuova strada per noi", ma, ha aggiunto, "preferiamo costruire la nostra strada con gli amici europei" da cui "aspettiamo una decisione". La Turchia ha concluso un accordo con l'Ue a marzo per ridurre il flusso di migranti e rifugiati, in particolare siriani, verso l'Europa, ottenendo in cambio incentivi politici ed economici, tra cui i visti. Ankara, però, deve fare la sua parte e deve soddisfare ancora cinque delle 72 condizioni richieste da Bruxelles. Ma la Turchia sostiene che la modifica della legge anti-terrorismo è impossibile a causa dell'offensiva militare contro il Pkk. In particolare l'Ue chiede che venga ridotto il campo di riferimento della parola terrorismo, per evitare anche i processi contro giornalisti per "propaganda terroristica". "Riteniamo che la comprensione reciproca sia migliore delle reciproche minacce", ha dichiarato dal canto suo il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz che ha ricordato quanto l'accordo sia stato firmato dall'Ue e dal governo turco, non da singole individualità, un riferimento alle prossime dimissioni del premier turco Ahmet Davutoglu che ha negoziato direttamente. Un diplomatico europeo ha dichiarato ad Afp: "Non abbiamo un piano B" se l'accordo salta. La cancelliera tedesca Angela Merkel che si è spesa in prima persona per concludere con Ankara ha sottolineato: "Dobbiamo riconoscere che abbiamo bisogno di un accordo come questo con la Turchia in ogni caso e che gli sforzi fatti sono valsi la pena anche se emergono delle difficoltà". Difficoltà anche ambientali e strutturali. Come i problemi e gli scandali emersi in alcuni dei campi profughi che sono stati approntati dalla Turchia per accogliere i milioni di rifugiati siriani. Uno, in particolare, è da oggi al centro delle polemiche. Il campo di Nizip, che era stato visitato ed elogiato da Merkel, è finito sulle pagine di cronaca nera perché un dipendente della struttura è stato accusato di aver abusato di 30 bambini siriani tra gli 8 e i 12 anni. Intanto, nell'ambito della crisi migratoria, il Consiglio Ue ha adottato la proposta della Commissione europea del 4 maggio scorso di consentire un prolungamento di sei mesi (fino a novembre) dei controlli delle frontiere interne nello spazio Schengen di libera circolazione delle persone. La proroga riguarda solo le misure che erano già state prese in autunno da cinque paesi (Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia, che non è membro dell'Ue ma partecipa a Schengen) per cercare di controllare i flussi di migranti irregolari provenienti dalla Turchia attraverso il confine con la Grecia e la cosiddetta "rotta balcanica".