Poesia per l'Emiro dei Credenti, Ali ibne Abitaleb
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TEHERAN (Pars Today Italian) - In occasione dell'anniversario del martirio dell'Imam Ali (la pace sia con lui), vi presentiamo la traduzione della poesia "dar saye sare nakhle velayat", opera del poeta iraniano contemporaneo Seyyed Ali Mousavi' Garmarudi'.
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Giu 05, 2018 20:43 Europe/Rome
  • Poesia per l'Emiro dei Credenti, Ali ibne Abitaleb

TEHERAN (Pars Today Italian) - In occasione dell'anniversario del martirio dell'Imam Ali (la pace sia con lui), vi presentiamo la traduzione della poesia "dar saye sare nakhle velayat", opera del poeta iraniano contemporaneo Seyyed Ali Mousavi' Garmarudi'.

Sia lodato il nome di Dio, il migliore dei Creatori

che creo’ te.

Non posso nemmeno dire di essere sbalordito dinanzi a te,

dato che per vedere la tua grandezza, il mio piccolo occhio non e’ sufficiente.

Che ne sa, una formica, se sta attraversando la parete della Piramide o un mattone senza valore,

e tu sei la piu’ alta Piramide che il Faraone dell’immaginazione sia in grado di costruire,

ed io sono quella piu’ piccola formica, che non puo’ contenere nel suo occhio, la tua altitudine.

***

Tu che ti trovi cosi’ in alto, al di sopra di tutto, tranne che Dio,

come fai a stare accanto ad una vecchina,

a giocare e a farti colpire da un bimbo piccino,

e a camminare nello stretto mercato di Kufa…?

***

Prima di te, non conoscevo nessun oceano

che stesse sulla Terra in direzione verticale

e prima di te non avevo visto nessun regnante,

che indossasse scarpe rattoppate,

e che portasse sul suo dorso una brocca vecchia,

e che fosse fratello dello schiavi.

O luminoso di Dio nelle notti continue della storia,

o spirito della notte del destino,

fino all’arrivo dell’alba.

***

La serenita’, la notte, l’ha presa in prestito da te,

e il ciclone, dalla tua voce, il suo boato

la tua voce rende feconda la pianta,

e dal tuo respiro sboccia il fiore.

Il pozzo ribolle da quando tu piangesti in esso.

L’alba prende origine dal biancore dei tuoi occhi,

e la notte prega nella parte scura delle tue pupille.

Non c’e’ stella che non abbia preso luce dal tuo sguardo,

il tuo sorriso e’ il permesso della vita,

e non c’e’ bocciolo di rosa che non sia della stirpe del tuo sorriso.

***

 

Come puo’ una spada avvelenata

aprire quell’elevato libro divino che era la tua fronte;

come puo’ una spada, spaccare in due il mare?

 

***

Piango ai tui piedi,

con una tristezza superiore a quella dell’amore,

e a quella dell’antichita’ della tristezza stessa,

io piango per te con gli occhi di tutti i diseredati,

con occhi afflitti dal dolore di non averti visto,

il mio pianto e’ la poesia notturna dell’afflizione per te…

***

Quando insieme al sole,

iniziasti a illuminare la casa degli orfanelli di una vedova,

e utilizzasti il tuo carattere da leone,

per rendere allegri i bambini,

e facesti sedere su quelle tue spalle,

sulle quali nemmeno il profeta sali’ per rispetto,

quei bambini,

e da quella tua bocca da cui fuoriusciva il ruggito dei leoni,

traboccarono parole dolci per bambini,

dimmi tu, la Storia, non stava a guardare sbalordita e tremante, sulla porta di quella casa?

***

Presso Uhud,

quando il bacio delle ferite, aveva reso il tuo corpo una distesa di tulipani,

di quale vino dell’amore ti eri ubriacato,

per avere la punizione di ottanta ferite?

***

Chi e’ in debito?

La religione con te, o tu con lei?

Non c’e’ religione che non sia in debito con te.

***

La porta che hai aperto alla nostra visione del mondo,

e’ mille volte piu’ grande della porta del castello di Kheybar,

lode ai muscoli possenti del tuo pensiero e del tuo carattere.

***

La mia poesia bianca,

e’ rimasta dal volto nero,

dato che nella tua atmosfera, ha perso la ritmica.

La parola, prende da te il suo senso,

ma la tua grandiosita’, come potro’ collocarla nella strettoia di un discorso?

In quale punto dovro’ portarti alla fine?

Che sia lodato il nome di Dio, il migliore dei Creatori

ed il tuo nome,

tu che sei il migliore tra le Creature.