Germania, al via megaprocesso per abusi in centro rifugiati
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BERLINO (Pars Today Italian) – E' iniziato in Germania il megaprocesso a trenta imputati che devono rispondere di brutali abusi ai danni di richiedenti asilo in un centro per rifugiati, con situazioni che sono state paragonate alla prigione militare americana di Guantanamo, sull'isola di Cuba.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Nov 08, 2018 12:42 Europe/Rome
  • Germania, al via megaprocesso per abusi in centro rifugiati

BERLINO (Pars Today Italian) – E' iniziato in Germania il megaprocesso a trenta imputati che devono rispondere di brutali abusi ai danni di richiedenti asilo in un centro per rifugiati, con situazioni che sono state paragonate alla prigione militare americana di Guantanamo, sull'isola di Cuba.

Il processo è tenuto in un centro congressi a Siegen, nel Nord del Reno Westfalia, non lontano dal centro rifugiati della città di Burbach, precipitato nello scandalo quattro anni fa. Tra gli accusati figurano manager della struttura, operatori sociali e guardie private, che devono rispondere di una serie di accuse, compresi falsa incarcerazione, assalto e furto Lo staff del centro avrebbe picchiato, tormentato, umiliato i richiedenti asilo, li avrebbe chiusi per giorni nei locali della struttura che ospitava circa 700 persone in cerca di asilo in Germania. La polizia lanciò un'indagine dopo avere ottenuto da alcuni giornalisti registrazioni video in cui si vedono guardie di sicurezza che costringono un anziano a stendersi su un materasso coperto di vomito, minacciandolo di percosse. Seguirono altre immagini disturbanti rese pubbliche, come quelle di una guardia che tiene a terra un uomo ammanettato, con gli stivali sul suo collo. "Immagini di questo tipo le abbiamo viste a Guantanamo", commentò all'epoca Frank Richter, capo della polizia di Hagen, città non distante dal centro rifugiati. Era settembre 2014 e la vicenda divenne un caso nazionale. Il portavoce della cancelliera Angela Merkel condannò "le azioni ripugnanti" verificatesi nel entro, i movimenti per i diritti parlarono di razzismo, si puntò il dito contro l'inadeguatezza di guardie reclutate per gestire la crisi generata dall'enorme afflusso di migranti, moltiplicato l'anno successivo dalla politica delle 'porte aperte' decisa dalla cancelliera di fronte alle crisi siriana e irachena.