Venezuela: governo respinge le dichiarazioni di Trump e Bolsonaro
CARACAS (Pars Today Italian) – Il governo venezuelano ha respinto le "pericolose" dichiarazioni su possibili azioni militari rilasciate dai presidenti di Stati Uniti e Brasile, Donald Trump e Jair Bolsonaro, al termine del bilaterale tenuto martedì alla Casa Bianca.
"Risulta grottesco vedere due capi di stato con responsabilità internazionali fare apologia della guerra senza nessuna finzione, in flagrante violazione della carta delle Nazioni Unite", si legge in un comunicato diffuso dal ministro degli Esteri, Jorge Arreaza, attraverso il proprio profilo di Twitter. I due presidenti, prosegue la nota, "riflettono le idee più retrograde per i popoli della regione", e rappresentano una "minaccia contro la pace e la sicurezza internazionali". Caracas ribadisce il proprio impegno a lavorare per un dialogo sulla bse del "diritto internazionale" e ribadendo che "nessuna alleanza neofascista" riuscirà a "piegare la volontà indipendente del popolo venezuelano". La questione Venezuela è stata uno dei temi centrali del bilaterale tenuto a Washington. Quel "che sta accadendo in Venezuela "è vergognoso", ha detto l'inquilino della Casa Bianca. Gli Stati Uniti hanno varato diverse sanzioni ma, ha assicurato Trump, "quelle più dure devono essere ancora varate". Il presidente Usa ha apprezzato pubblicamente lo sforzo fatto dal Brasile sia nei confronti dei rifugiati sia nel riconoscimento di Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Ma Trump, come altre volte in passato, ha segnalato che "tutte le opzioni sono sul tavolo" e a porte chiuse le parti si sono confrontate su possibili azioni militari. "Ci sono questioni che se vengono svelate smettono di essere strategiche", ha detto Bolsonaro. Brasilia in realtà mantiene ferma la sua resistenza a un'azione diretta anche se, per alcuni media, starebbe valutando la possibilità di offrire un maggiore supporto logistico ad eventuali manovre militari. Non è la prima volta che il governo venezuelano denuncia le "minacce" di aggressione armata lanciate dal presidente degli Stati Uniti. A metà febbraio il ministero degli Esteri, Caracas riprendeva le parole con cui Trump, nel corso di una "anacronistica requisitoria ideologica" tenuta a Miami, ha detto che per la crisi venezuelana "tutte le opzioni sono aperte", compresa "quella militare, come peraltro sostiene dall'11 agosto del 2017". La nota censura inoltre l'appello lanciato da Trump ai militari venezuelani perché abbandonino Maduro in favore dell'autoproclamato presidente ad interim, Juan Guaidò. Trump pretende inoltre "dettare ordini diretti ai militari venezuelani di disconoscere la costituzione, dimostrando la sua scarsa comprensione dello spirito di lealtà della Forza armata bolivariana". Uno spirito, prosegue la nota, "forgiato sulla scia della lotta di Simon Bolivar e del suo valoroso Esercito di liberazione, che oltre duecento anni fa ha sconfitto l'impero più potente del tempo", segnando la volontà di non volersi mai più piegare dinanzi "a nessun potere straniero". Il Venezuela denuncia la "chiara violazione dei principi stabiliti nella Carta dell'Organizzazione delle Nazioni Unite", ed "esige la fine immediata di tutte le misure coercitive unilaterali" applicate da Washington. Azioni che configurano un "blocco illegale e criminale contro il popolo venezuelano". Ogni "violazione della pace in Venezuela sarà responsabilità del governo suprematista degli Stati Uniti e del suo presidente", conclude la nota.