Hong Kong: la Cina condanna la posizione del G7
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PECHINO (Pars Today Italian) – Il Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato, martedì 27 agosto, che Pechino si oppone fermamente alla dichiarazione congiunta del vertice del G7 sugli attuali disordini a Hong Kong.
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Ago 27, 2019 13:17 Europe/Rome
  • Hong Kong: la Cina condanna la posizione del G7

PECHINO (Pars Today Italian) – Il Ministero degli Esteri cinese ha dichiarato, martedì 27 agosto, che Pechino si oppone fermamente alla dichiarazione congiunta del vertice del G7 sugli attuali disordini a Hong Kong.

Intanto, il governo di Carrie Lam dichiara di essere in grado di gestire la crisi. La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha parlato in pubblico per la prima volta da quando le manifestazioni si sono intensificate, domenica 25 agosto, quando la polizia ha usato cannoni ad acqua e raffiche di gas lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano mattoni e molotov. La Lam ha dichiarato che non rinuncerà alla costruzione di una piattaforma per il dialogo con la popolazione, anche se non è il momento giusto per avviare un’indagine indipendente sulla crisi, una delle richieste fondamentali dei manifestanti. Intanto, arriva il monito dalla Cina ai Paesi del G7. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, ha rigettato la posizione comune adottata durante gli incontri che si sono svolti a Biarritz dal 24 al 26 agosto, durante un briefing quotidiano con la stampa. Nello specifico, la dichiarazione sottolineava che il gruppo G7 “ribadisce l’esistenza e l’importanza della Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 su Hong Kong e chiede che sia evitata la violenza”. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone. Iniziate il 31 marzo, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge che contiene un emendamento che prevede l’estradizione in Cina per alcuni reati. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della governatrice, Carrie Lam, e maggiori garanzie democratiche contro l’ingerenza della Cina nel territorio semi-indipendente di Hong Kong.