Brexit, Johnson punta ancora a voto anticipato
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LONDRA (Pars Today Italian) – Il primo ministro britannico Boris Johnson proverà per la seconda volta a convocare elezioni anticipate, anche se probabilmente senza successo a causa dell'intenzione dei parlamentari dell'opposizione di assicurarsi che Johnson non porti la Gran Bretagna fuori dall'Unione europea senza un accordo d'uscita.
(last modified 2024-11-17T06:24:12+00:00 )
Set 09, 2019 20:38 Europe/Rome
  • Brexit, Johnson punta ancora a voto anticipato

LONDRA (Pars Today Italian) – Il primo ministro britannico Boris Johnson proverà per la seconda volta a convocare elezioni anticipate, anche se probabilmente senza successo a causa dell'intenzione dei parlamentari dell'opposizione di assicurarsi che Johnson non porti la Gran Bretagna fuori dall'Unione europea senza un accordo d'uscita.

Pur non avendo una maggioranza in parlamento, necessaria per evitare quello che per molte aziende sarebbe un modo disastroso di lasciare l'Ue, Johnson vuole andare al voto così da mantenere la sua promessa di uscire dal blocco entro il 31 ottobre, con o senza un accordo. Oggi entra in vigore una legge che lo costringe a prorogare di tre mesi tale scadenza, a meno che il parlamento non abbia trovato un accordo o acconsentito entro il 19 ottobre ad uscire senza un'intesa. Ciò ha spinto Johnson, che ha dichiarato che preferirebbe essere morto piuttosto che acconsentire a tale estensione, a chiedere che si vada a votare il 15 ottobre. La proposta di elezioni anticipate verrà presentata oggi con una mozione in parlamento, ma avrà bisogno del sostegno di due terzi dei parlamentari e i partiti dell'opposizione hanno già fatto sapere che non accetteranno elezioni fino a quando non sarà esclusa un'uscita "senza accordo". Johnson, in carica da meno di due mesi, ha appena resistito a sette giorni infuocati nei quali ha perso la maggioranza in parlamento, espulso 21 'ribelli' dal suo partito conservatore e assistito all'uscita del fratello dal governo, combattuto tra lealtà familiare e "interesse nazionale". Sabato scorso, poi, il ministro del Lavoro e delle pensioni si è improvvisamente dimesso, dicendo che il governo stava concentrando dall'80 al 90% del proprio lavoro su uno scenario 'senza accordo' piuttosto che cercare un accordo di uscita con l'Ue.