I primi robot controllati col pensiero, imparano più in fretta
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(Pars Today Italian) – Robot controllati dall'uomo con il semplice pensiero perchè imparino più velocemente: è la strada scelta dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology (Mit) e dell'universita di Boston per insegnare ai robot umanoidi ad eseguire azioni specifiche proprio come farebbe l'uomo.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 08, 2017 15:42 Europe/Rome
  • I primi robot controllati col pensiero, imparano più in fretta

(Pars Today Italian) – Robot controllati dall'uomo con il semplice pensiero perchè imparino più velocemente: è la strada scelta dai ricercatori del Massachussets Institute of Technology (Mit) e dell'universita di Boston per insegnare ai robot umanoidi ad eseguire azioni specifiche proprio come farebbe l'uomo.

I dettagli sono descritti in uno studio che verrà presentato nella Conferenza internazionale su robotica e automazione (Icra), prevista in maggio a Singapore. Anzichè insegnare ai robot il linguaggio umano o dare comandi espliciti per compiti specifici, i ricercatori guidati da Andres F. Salazar-Gomez hanno lavorato per far diventare il robot una sorta di 'protesi' naturale dell'uomo, capace di fare qualsiasi cosa il suo 'controllore umano' stia pensando. Lo hanno fatto sviluppando un sistema che consente agli esseri umani di correggere istantaneamente gli errori del robot solo attraverso i segnali cerebrali. I test sono stati fatti usando il robot umanoide chiamato Baxter. A differenza di studi passati, dove alle persone veniva insegnato a pensare in modo riconoscibile dal computer, qui i ricercatori si sono concentrati sui segnali cerebrali generati quando il cervello nota un errore, indicati con la sigla ErrP. Sono proprio questi che il robot utilizza per capire se l'uomo è d'accordo con la sua decisione. ''Quando si guarda il robot, l'unica cosa da fare è essere mentalmente d'accordo o disaccordo con quello che sta per fare'', precisa Daniela Rus, direttore del laboratorio di Intelligenza Artificiale del Mit. Questi segnali di errore sono però molto vaghi e quindi il sistema deve essere ben 'sintonizzato' in modo da classificarli nel circuito di controllo. Per rendere il tutto ancora più accurato, i ricercatori hanno cercato di rilevare anche gli 'errori secondari' che si hanno quando il sistema non nota la correzione umana originale. Se il robot non è sicuro della sua decisione, può stimolare la risposta dell'uomo per avere un riscontro più accurato.