Yemen: continua l’aggressione saudita
SAN'A- L’epidemia di colera in Yemen è ormai la peggiore della storia; l’aggressione saudita sta distruggendo il Paese e causando la più grave crisi umanitaria al mondo.
.Alexandre Faite, capo della delegazione della Croce Rossa in Yemen, intervenendo in un convegno a Ginevra, ha dichiarato che ad oggi sono stati registrati più di 750mila casi di colera con 2119 morti; si tratta della peggiore crisi sanitaria relativa a una malattia prevedibile dell’era moderna, entro l’anno si potrebbe superare il milione di casi.
Anche per Nigel Timmins, direttore di Oxfam, si tratta della peggiore crisi umanitaria al mondo, una crisi in rapido peggioramento perché la guerra ha creato le condizioni ideali sia per una spaventosa carestia che per una epidemia. La diffusione del colera in Yemen è favorita dal collasso del sistema sanitario e dal blocco imposto dai sauditi che sta strangolando il Paese.
La malattia può essere facilmente prevenuta e curata in condizioni igieniche accettabili, ma meno della metà dei presidi medici del Paese sono ancora funzionanti, le infrastrutture sanitarie sono state deliberatamente prese di mira e distrutte e 14,5 milioni di persone non hanno un regolare acceso ad acqua potabile.
Ma il flagello del colera in Yemen è aggravato da quella che Kate Gilmore, vice commissario dell’Onu per i Diritti Umani, ha definito la più grave crisi umanitaria del mondo, con il 70% della popolazione che ha bisogno di aiuti; più in dettaglio, secondo Gilmore su 27,4 milioni di abitanti 19 milioni hanno necessità di assistenza umanitaria; di essi 10,3 ne hanno un bisogno acuto e 7,3 sono praticamente in carestia.
Un simile disastro è diretta conseguenza dell’aggressione che l’Arabia Saudita ha scatenato contro lo Yemen nel marzo del 2015, per bloccare la Resistenza dell’Ansarullah e rimettere al potere l’ex presidente dimissionario Mansour Hadi fuggito a Riyadh.
Dopo due anni e mezzo di guerra, la coalizione messa in piedi dai sauditi non è riuscita a raggiungere i propri obiettivi, ed è impantanata in una guerra sanguinosa e senza sbocchi fra le montagne yemenite; incapace di vincere sul campo, ha puntato su una campagna di bombardamenti terroristici indiscriminati che, nell’indifferenza della comunità internazionale, martella la popolazione e sta distruggendo le già fragili infrastrutture del più povero degli Stati della Penisola Arabica. Al contempo, per piegare la Resistenza attraverso le sofferenze inflitte al Popolo yemenita, ha stretto il Paese in un blocco dello spazio aereo e dei porti che lo sta soffocando.
Tuttavia, malgrado gli eserciti mercenari messi in campo, l’Arabia Saudita e gli EAU non sono stati in grado di piegare la Resistenza, che anzi sta portando sempre più spesso la guerra nelle regioni saudite più meridionali. A pesare sulla coalizione sono ora i crescenti attriti fra Riyadh e Abu Dhabi: gli EAU sono interessati a rafforzare la propria influenza nel sud dello Yemen, a supporto della rete di potere che stanno costruendo all’imbocco del Mar Rosso, da Aden alle altre basi che hanno nell’area del Corno d’Africa; la guerra agli Houthi per essi è solo secondaria.
Una simile posizione è opposta agli obiettivi sauditi, che vedono nella Resistenza il nemico che si sta sviluppando ai loro confini e ormai li valica stabilmente, e dunque l’obiettivo principale della guerra.
Della situazione si sta avvantaggiando Al-Qaeda; la sua succursale yemenita, Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqpa), sfruttando sia l’alleanza inziale con i sauditi in chiave anti houthi, sia il caos generato dalla guerra, si è sviluppata nel sud e nell’est del Paese.
Per l’Arabia Saudita la guerra sta divenendo insostenibile per il crescente costo delle operazioni e delle coperture internazionali da comprare, e per il prezzo politico divenuto proibitivo. Riyadh, ovvero Mohammed bin Salman, l’attuale principe ereditario saudita e Ministro della Difesa, nel marzo del 2015 aveva lanciato l’operazione per affermare la propria egemonia nell’area; il disastroso esito dell’operazione sta erodendo rapidamente credibilità e peso politico della corona saudita.
Sia come sia, né il colera in Yemen né i bombardamenti hanno piegato la Resistenza e neppure un Popolo che ha scelto di opporsi all’aggressione; non passerà ormai molto che la coalizione montata da Riyadh imploderà, spaccata dagli interessi differenti, e l’Arabia Saudita dovrà tirarsi indietro da un’avventura toppo costosa e che non può vincere.
Tuttavia, insieme al colera in Yemen restano le sofferenze, la crisi umanitaria e le distruzioni, inflitte nell’indifferenza di un mondo come sempre complice dinanzi ai petrodollari.
di Salvo Ardizzone
Il Faro Sul Mondo