Sabra e Chatila. Noi non dimenticheremo mai
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BEIRUT (Pars Today Italian) - Il massacro durò 43 ore, due giorni ed una notte. Senza interruzioni. Tra i 700 ed i 3.500 palestinesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, vennero massacrati dal 16 al 18 settembre del 1982 da miliziani falangisti, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito del regime sionista  che aveva occupato da poche ore Beirut ovest.
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Set 06, 2018 02:07 Europe/Rome
  • Sabra e Chatila. Noi non dimenticheremo mai

BEIRUT (Pars Today Italian) - Il massacro durò 43 ore, due giorni ed una notte. Senza interruzioni. Tra i 700 ed i 3.500 palestinesi dei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, vennero massacrati dal 16 al 18 settembre del 1982 da miliziani falangisti, sotto la supervisione e con il sostegno logistico dell’esercito del regime sionista  che aveva occupato da poche ore Beirut ovest.

Presumibilmente si trattò di una vendetta per l'attentato al quartier generale della Falange nella zona cristiana di Beirut, in cui perse la vita, il 14 settembre, il neo presidente libanese Gemayel, insieme ad altri 26 dirigenti falangisti, attentato organizzato questo massacro e poi il giorno seguente le truppe israeliane invasero Beirut Ovest.
Il 10 settembre, 11 giorni prima della data prevista, le forze multinazionali - statunitensi, francesi ed italiani - che avrebbero potuto difendere i campi profughi dopo la partenza da Beirut dei fedayin palestinesi e far rispettare l’impegno israeliano a non entrare nella parte occidentale della città assediata dal giugno precedente, si erano prematuramente ritirate. Sino ad oggi nessuno ha pagato, nessuno ha chiesto perdono al popolo palestinese, alle vittime dell’eccidio, ai familiari superstiti.
Eppure il 16 dicembre 1982, con la risoluzione 37/123, sezione D, l'Assemblea delle Nazioni Unite condannò il massacro, definendolo "un atto di genocidio".
  
Anche quest'anno, in un momento molto caldo per tutto il Medio Oriente, il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila si accinge a tornare nei campi profughi palestinesi in Libano. L'Associazione di riferimento a Beirut, la Beit Atfal Assomoud, guidata da  Kassem Aina, ci informa che saranno 76 i delegati provenienti da tutto i mondo, di cui 36 italiani.

La notevole presenza di italiani si deve al pregevole lavoro svolto dal compianto Stefano Chiarini, che nel 2000 volle la fondazione del Comitato, ed a Maurizio Musolino che, nel 2007, anno della scomparsa di Stefano, ne raccolse il testimone. Accomunati, Stefano e Maurizio, non solo da questa battaglia, che li ha visti sempre in prima linea, ma anche dalla morte prematura. Non solo gli amici, ma il medio Oriente tutto, con la morte di Maurizio, avvenuta l'8 settembre di due anni fa, perdeva una gran voce, un punto di riferimento, ad oggi, ancora insostituibile.


Dal 15 al 23 settembre saremo in Libano, ancora una volta per non dimenticare, per tenere alta l'attenzione, non solo sulla strage di Sabra e Chatila, ma anche sulla condizioni in cui vivono i profughi palestinesi sottoposti ad un trattamento intollerabile, quasi disumano. Per portare sostegno e solidarietà, per denunciare i silenzi dell’Occidente, dell’Europa, e del mondo arabo. Per non far spegnere i riflettori  e continuare a denunciare situazione di oltre 5.000.000 di persone ( il numero è passato dai 750.000*, l'85% dei palestinesi, del 1948, ai dati odierni perché lo status dei profughi palestinesi è diverso da quello di tutti gli altri profughi del mondo, in quanto ereditario), divise tra Palestina - Cisgiordania e Gaza -, Giordania e Libano. Particolarmente drammatica la situazione dei profughi palestinesi accolti dal governo siriano, che sono diventati, dal 2011 ad oggi, profughi dei profughi. In fuga di nuovo, in giro per il mondo, alla ricerca, ancora una volta, di una vita decorosa.

Anche quest'anno, l'intento del Comitato è sollecitare l'opinione pubblica italiana, gli uomini e le donne di cultura, le Ong, i politici, i semplici cittadini allo scopo di :

- stare accanto ai palestinesi durante le celebrazioni del 36° anniversario del massacro di Sabra e Chatila;
- conoscere la realtà di un popolo rifugiato;
- chiedere alle autorità e alle forze politiche libanesi, con le quali il nostro paese ha ottimi rapporti di cooperazione, che venga fatto ogni sforzo per consentire ai palestinesi di avere una vita dignitosa;
- ricordare che il Diritto al Ritorno è sancito dalla legge internazionale (Ris. ONU 194 dell'11 dicembre 1948), ma disatteso
- chiedere la fine delle aggressioni contro le popolazioni di Gaza e Cisgiordania e la fine dell’occupazione militare della Palestina, per ripristinare i confini stabiliti nel ’67 dalle leggi internazionali e ridare a Gerusalemme lo status di città libera e multiconfessionale; 
- denunciare l’ebraicizzazione di Israele, l’espandersi delle colonie, le politiche di Trump e Netanyahu che segnano la fine dell’ipotesi “due popoli due Stati” e che rappresentano la punta più alta del programma neocoloniale del sionismo, eliminando il diritto al ritorno dei non ebrei, dei palestinesi nati in quelle terre. 

Ed a proposito di Trump, impossibile non parlare del taglio dei contributi statunitensi all'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency), cioè l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi, annunciato venerdì scorso dal Dipartimento di stato americano. L'Agenzia viene dunque privata del contributo annuale di 360 milioni di dollari, quindi, di un terzo del suo bilancio. I funzionari statunitensi hanno descritto l’associazione “irreparabilmente imperfetta”.