Quali peasi vogliono creare la Nato araba?
RIAD (pars Today italian) - L'Asia Occidentale è un avvertimento costante a chi si lascia andare a previsioni. «La guerra in Yemen finirà in poche settimane», annunciava nel 2015 l’Arabia Saudita.
«La guerra in Yemen finirà in poche settimane», annunciava nel 2015 l’Arabia Saudita. Ecco, dopo migliaia di morti, dove siamo arrivatil’Arabia Saudita capeggiando una coalizione araba appoggiata da Usa, Gran Bretagna e Francia. Era la prima prova del fuoco di una sorta di Nato araba poi vagheggiata anche da Trump. La fazione sostenuta dagli Emirati si è appena impadronita nel Sud del porto di Aden cacciando i fedeli del presidente Hadi Mansour sostenuto dall’Arabia Saudita: si frammenta così il fronte anti-rivoluzionari .
Gli Usa volevano formare una Nato araba sorvegliata da Israele contro l’Iran ma non sanno mai dove vanno a parare: le guerre civili in Yemen quattro anni fa erano due, ora sono tre.I filo-sauditi si lamentano che gli Emirati hanno dato il via a un «colpo di stato» delle forze del Consiglio transitorio del Sud (Stc) che ha aspirazioni separatiste mentre Riad, almeno a parole, si è sempre pronunciata per l’unità di un Paese che dalle primavere arabe nel 2011 e dall’uscita di scena del presidente Abdullah Saleh è precipitato nel caos.Un caos nel quale i sauditi hanno avuto sempre un ruolo di primo piano perché un tempo sostenevano Saleh. Dieci anni fa, incontrando quella generosa ma sgangherata guerriglia sulle montagne, mai avrei immaginato che poi avrebbero conquistato la capitale.In realtà quando i rivoluzionari si sono impadroniti di Sanaa nel 2015 Riad aveva già puntato sull’uomo sbagliato: quel Mansur Hadi, che aveva ereditato da Saleh la presidenza, non si è mai rivelato adatto al suo compito di unificare il Paese. E così gli Emirati hanno cambiato cavallo ed eliminato le milizie di Hadi dal porto strategico di Aden, lasciando il presidente nel suo esilio di Riad.Le vicende yemenite, destinate a ulteriori convulse evoluzioni, si inquadrano nelle tensioni del Golfo Persico con l’Iran e i giochi strategici intorno a Hormuz, Aden e il Corno d’Africa. I Paesi esportatori di petrolio e di gas cercano vie alternative a Hormuz e nuove aree di influenza. I sauditi per esempio hanno già i terminali sul Mar Rosso e ora tentano l’«aggancio» con l’Egitto passando sotto il canale di Suez. Gli Emirati, che non vogliono accodarsi a Riad nella contrapposizione con Teheran, hanno altri progetti che spiegano la loro sponsorizzazione delle fazioni yemenite.
Ma il roulo costrutivo dell' Iran nel Golfo Persico non permettera' ai paesi occidentali ed alcuni paesi arabi per creare una Nato araba che nel futuro potra' creare le tensioni in regione.