Gaza: curare gravi infezioni in un contesto di assedio e isolamento
GAZA (Pars Today Italian) - Stiamo affrontando l’enorme sfida di curare i pazienti che hanno sviluppato infezioni alle ossa dopo essere stati colpiti dalle armi da fuoco dell’esercito israeliano durante le proteste a Gaza nell’ultimo anno. E’ un percorso di guarigione molto complesso: le ferite richiedono mesi- se non anni- di bendaggi, operazioni e fisioterapia e le infezioni limitano la guarigione, considerando che molti dei pazienti sono resistenti agli antibiotici.
La stanza ora è coloratissima: le pareti e il secondo letto vuoto sono coperti dai disegni. Un camaleonte. Dei Tucani. Una tartaruga. Ma quando Ayman si è svegliato, la stanza era vuota. L’infermiera di fronte a lui indossava un camice e dei guanti blu inusuali.
Non sapevo di avere un’infezione alle ossa prima di venire qui. Una volta finita l’operazione mi sono ritrovato in isolamento”.Ayaman, Paziente
Ayman è una delle oltre mille persone a Gaza che soffrono di gravi infezioni ossee dopo gli attacchi dell’esercito israeliano. Le manifestazioni durante le quali sono stati colpiti sono ormai in corso da più di un anno, un bagno di sangue settimanale.
Oltre 7.400 palestinesi sono stati feriti da proiettili e la metà dei quali sta soffrendo di fratture esposte, vicino la ferita, dove l’osso è rotto.
Quando si ha una frattura esposta, sono necessarie moltissime cure per guarire: diverse operazioni, fisioterapia ed è necessario evitare che la ferita si infetti, perchè in questi casi il rischio è elevato. Purtroppo, per molti dei nostri pazienti che sono stati colpiti da armi da fuoco, la gravità e complessità delle loro ferite – unita alla grave carenza di assistenza sanitaria a Gaza- significa sviluppare infezioni croniche. Non solo, abbiamo scoperto attraverso delle analisi che molte di queste persone sono affette da resistenza agli antibiotici.Aulio CastillioCoordinatore medico di MSF a Gaza
Le ferite da arma da fuoco sono facilmente predisposte a infettarsi. Se un oggetto estraneo sporco penetra la pelle, è fondamentale pulire la ferita per diminuire i rischi di un’infezione. A Gaza con ferite come queste, dove le lesioni sono enormi, le ossa sono scheggiate, e le cure difficili, si rischia che la ferita rimanga aperta più a lungo e il rischio in un’infezione è altissimo. A complicare ancora di più la situazione sono gli alti tassi di resistenza agli antibiotici che normalmente vengono utilizzati per queste ferite, resistenza spesso causata da un abuso di antibiotici.
Questo rende ancora più difficile curare le persone come Ayman, che per guarire deve prendere antibiotici più forti che comportano forti effetti collaterali, oltre ad essere più costosi.
Inoltre, per prevenire la diffusione di batteri resistenti all’interno dell’ospedale e per proteggere gli altri pazienti, Ayman, deve rimanere in una stanza isolata per sei settimane.
“Mi sembra di stare in prigione” dice Ayman. “Non mi piace stare da solo. Potrei stare un anno in un reparto normale ma qui penso solo al giorno in cui me ne andrò”. Per questo abbiamo degli operatori sociali e dei counselor per supportare i pazienti durante le loro cure.
Intanto Ayman aspetta, prende per quattro ore ogni giorno i suoi antibiotici per via endovenosa, le equipe mediche monitorano le sue condizioni per assicurarsi che l’infezione batterica si stia riducendo e che i medicinali non causino nessun effetto collaterale.
“Voglio ritornare a fare il pasticcere” dice Ayman. Per farlo dovrà sottoporsi ad altri interventi, ma non può operarsi finché non combatte l’infezione batterica. Per lui si prospetta un percorso molto lungo e difficile di guarigione.
Fonte: infopal