Massacro Sabra e Chatila, un crimine senza giustizia
Sono trascorsi trentasette anni da quel maledetto settembre del 1982, quando vennero massacrati migliaia di palestinesi dei campi profughi di Sabra e Chatila a Beirut.
Il massacro fu compiuto con freddezza, per tre giorni consecutivi a partire dal 16 settembre 1982:
I generali Eytan e Sharon, alti responsabili militari sionisti, decidono di far entrare l’esercito sionista a Beirut ovest e di inviare i falangisti nei campi dei rifugiati palestinesi. Il giorno seguente, i carri armati sionisti accerchiano i campi di Sabra e Chatila e pattugliano il perimetro di casa in casa.
Combattimenti scoppiano nel settore nord in cui militanti di sinistra e guerriglieri palestinesi resistono ai sionisti. Il 16 settembre i campi sono bloccati e i civili che sono riusciti a evitare la sorveglianza rientrano nelle loro case. Nel corso della giornata, le forze cristiane, formate da militanti di Haddad, venuti dal sud e dai falangisti venuti da Beirut est, passano le linee sioniste e si raggruppano a sud dell’aeroporto.
Uccisero così donne, anziani, bambini, madri incinte, ripetendo il famoso massacro di Deir Yassin, perpetrato il 9/04/1948 dalle bande sioniste.
Secondo la Croce Rossa internazionale, che raccolse le salme nei due campi profughi, i Palestinesi uccisi dai criminali mai puniti (anzi, alcuni furono premiati e ricoprirono incarichi istituzionali nei vari governi libanesi), furono circa 3500.