Inviato di Putin a Tehran per parlare della Siria
TEHRAN (Pars Today Italian) - L'inviato speciale del presidente russo Alexander Lavrentiev e' giunto a Tehran, dove ha incontrato il suo omologo iraniano nonche' il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Shamkhani, per discutere i recenti sviluppi della Siria dopo l'invasione anti curda della Turchia che ormai entra nel suo nono giorno.
Le due parti hanno infatti esaminato l'attuale situazione nel nord e nor est della Siria, ribadendo ancora una volta l' opposizione di Tehran e Mosca a qualsiasi azione militare che possa aggravare la già difficile situazione in Siria., sollecitando l' immedia sospensione dell'offensiva di Ankara.
I rappresentanti dell'Iran e della Russia hanno parlato anche d del fronte di Astana, formato nel 2016 da entrambi paesi piu la Turchia per lavorare sulle zone di de-escalation in vista di una ricostruzione del Paese. Con l'invasione turca ora si chiedera' he ne sarà di questo fronte adesso? Una formula, quella di Astana, che in parte stava affiancando i negoziati di Ginevra, aveva garantito una gestione da parte di Turchia, Iran e Russia dei precari equilibri siriani. Le tre potenze, pur avendo agende e idee differenti rispetto ai futuri assetti della Siria, avevano trovato un meccanismo di dialogo tra di loro.
L'invasione turca è stata innescata dal ritiro delle truppe Usa dalle zone curde della Siria, un ritiro deciso da Donald Trump, che in seguito per salvare la faccia, fortemente danneggiata dalle accuse del tradimento, ha cercato di frenare il leader turc utilizzando l'arma delle pressioni economiche: "imporre sanzioni contro ministri ed ex ministri del governo turco". Saranno inoltre aumentati i dazi sull'acciaio sino al 50% e fermati i negoziati per un accordo commerciale con Ankara da 100 miliardi di dollari. «Sono totalmente pronto a distruggere l'economia turca se i leader turchi continuano questa strada pericolosa e distruttiva», ha minacciato su Twitter.
Alla mossa delle sanzioni è seguita la decisione di inviare il vicepresidente americano Mike Pence in Turchia con l'obiettivo di avviare trattative per un cessate il fuoco. "Trump ha detto chiaramente a Erdogan che gli Stati Uniti vogliono che la Turchia cessi l'invasione, attui un immediato cessate il fuoco e inizi a negoziare con le forze curde in Siria per mettere fine alla violenza", ha affermato Pence.
Anche la Russia tramite il suo inviato - lo stesso Lavrentiev -, ha fatto rivelato che si stanno svolgendo negoziati "in tempo reale" tra la difesa turca e siriana e i loro servizi di intelligence. E ha assicurato che Mosca lavorerà per prevenire uno scontro diretto tra truppe turche e siriane. "Nessuno vuole che questo tipo di scontro avvenga", ha precisato.
Questo quando sul piano umanitario la situazione è diventata insostenibile. Nell'area degli scontri ci sono 275mila profughi e 1,5 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria. Molti rifugiati si stanno spostando anche verso la regione semiautonoma del Kurdistan iracheno. Lunedì ne sono arrivati 180 e altri 278 ieri. L'Oms si dice gravemente preoccupata. Anche per gli attacchi agli ospedali e alle altre strutture sanitarie. Secondo Kerim Has, analista basato a Mosca: "Ankara non ha altra scelta se non quella di raggiungere un accordo con la Russia e gli Stati Uniti".