Ex ambasciatore: fallita la strategia Usa in Siria
WASHINGTON - La strategia americana in Siria? Fallimentare.
A dirlo è Robert S. Ford, senior fellow presso il Middle East Institute ed ex ambasciatore nel Paese siriano dal 2011 al 2014, sotto la presidenza Obama.
Gli Stati Uniti, sottolinea l’ex ambasciatore Usa in Siria in un intervento pubblicato su Foreign Affairs, hanno cercato di usare la forza militare e la pressione finanziaria per costringere il presidente siriano Bashar al-Assad ad accettare importanti riforme costituzionali e una zona autonoma curda nel nord-est del paese.
Sotto la supervisione degli Stati Uniti, quella regione si è sviluppata in una sorta di stato con il proprio esercito, le forze democratiche siriane (SDF) e una burocrazia radicata, dominata dalle Unità di Protezione Popolare (YPG) e dal suo braccio politico, il Partito dell’Unione Democratica (PYD).
Dopo sei anni e circa 2,6 miliardi di dollari spesi, questo “Stato”, cresciuto sotto la protezione militare degli Usa, rimarrà dipendente dalle risorse messe a disposizione dall’amministrazione.
Ma può davvero continuare così? No, secondo Ford. “Un impegno a tempo indeterminato di questo tipo – sottolinea l’ex ambasciatore Usa in Siria – non è ciò di cui gli Stati Uniti hanno bisogno. La Siria non è mai stata una questione importante per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e gli interessi americani si sono sempre limitati a impedire che il conflitto minacci le preoccupazioni più importanti di Washington altrove”.
Dunque, spiega Ford, Joe Biden farebbe bene a cambiare rotta. Dopo anni di conflitto, infatti, Bashar al-Assad è ancora al suo posto e la Siria non è diventata una democrazia liberale come qualche ingenuo analista sperava diventasse all’indomani della devastante guerra per procura scoppiata nel 2011.
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