Territori occupati, prospettive e scenari post elezioni
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AL QUDS - La quarta elezione in due anni per il Knesset sembra avere creato un quadro politico molto simile a quelli precedenti, cioè senza un chiaro percorso verso la formazione di un governo stabile.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Mar 28, 2021 00:00 Europe/Rome
  • Territori occupati, prospettive e scenari post elezioni

AL QUDS - La quarta elezione in due anni per il Knesset sembra avere creato un quadro politico molto simile a quelli precedenti, cioè senza un chiaro percorso verso la formazione di un governo stabile.

I risultati parziali e gli exit poll, nelle ore successive alla chiusura dei seggi, hanno fornito alternativamente uno scenario nel quale il primo ministro Netanyahu e il Likud apparivano in grado di mettere assieme una fragile maggioranza e un altro che escludeva invece per un soffio questa opzione. Maggiore chiarezza arriverà forse dopo il conteggio di un numero insolitamente alto di voti espressi “a distanza” per via del Coronavirus, anche se è facile prevedere che il baricentro del prossimo esecutivo sarà spostato ancora di più a destra.

L’ennesimo voto anticipato in territori occupati era stato indetto in sostanza dopo il crollo dell’improbabile alleanza di governo tra Netanyahu e l’ex capo di stato maggiore, Benny Gantz, provocato formalmente dal mancato accordo sul bilancio del paese.

In realtà, le elezioni sono state un’altra manovra disperata di Netanyahu per restare aggrappato al suo incarico ed evitare una condanna nel processo in corso per corruzione. Se il gabinetto uscente fosse rimasto al suo posto, nei prossimi mesi Netanyahu avrebbe dovuto fare spazio a Gantz, come previsto dall’accordo tra i due, vedendosi costretto ad affrontare il procedimento giudiziario senza la protezione che gli garantisce la carica di primo ministro.

Per rimanere in sella, Netanyahu puntava in primo luogo sull’efficacia del piano vaccinale anti-Covid promosso dal suo governo e che ha fatto finora di Israele il paese con la percentuale più alta di inoculazioni. I recenti accordi per la normalizzazione dei rapporti con alcuni paesi arabi dovevano essere un’altra arma elettorale del premier, anche se poco prima del voto una diatriba con la Giordania gli ha impedito di volare negli Emirati Arabi, dove intendeva trasformare l’incontro previsto con il principe ereditario, Sheikh Mohammed bin Zayed al-Nahyan, in una sorta di comizio.

Oltre al Likud, la potenziale coalizione includerebbe gli alleati storici ultra-ortodossi – Shas e Giudaismo Unito nella Torah – più il partito di estrema destra Yamina dell’ex ministro della Difesa, Naftali Bennett, e quello apertamente anti-arabo e razzista Tkuma (Sionismo Religioso).

La partecipazione di Bennett a un nuovo governo guidato da Netanyahu sembrava non essere scontata, visto che il leader di Yamina punta a diventare egli stesso primo ministro e con lo stesso Netanyahu aveva rotto dopo essere stato il suo capo di gabinetto. In campagna elettorale, Bennett si era però sempre rifiutato di escludere il suo ingresso in un governo Netanyahu, ma anzi aveva insistentemente affermato che l’obiettivo principale era quello di evitare una quinta elezione anticipata, dando così di fatto un segnale di disponibilità al suo ex superiore.

Per quanto riguarda Tkuma, la sua presenza in un esecutivo rappresenterebbe in teoria un motivo di grave imbarazzo, viste le inclinazioni del suo leader, Bezalel Smotrich. Quest’ultimo e i suoi sostenitori si ispirano al defunto rabbino Meir Kahane, noto per gli incitamenti alle violenze contro gli arabi e alla loro espulsione da Israele e dai territori occupati. Smotrich è anche alleato con il leader del partito Potere Ebraico, Itamar Ben-Gvir, ex militante del movimento terrorista Kach e già aperto ammiratore del suo più famigerato seguace, Baruch Goldstein, responsabile nel 1994 del massacro di 29 palestinesi in preghiera in una moschea della Cisgiordania occupata.

Gli scrupoli personali di Netanyahu nell’accogliere simili alleati in un suo eventuale gabinetto sono con ogni probabilità trascurabili. Nelle scelte politiche, “Bibi” è notoriamente motivato quasi del tutto dalla sua ambizione personale e, in questo caso, dalla necessità di evitare il carcere. Infatti, uno dei provvedimenti che Netanyahu intende varare se dovesse riuscire a mettere assieme un nuovo esecutivo è una legge che gli garantisca l’immunità dai procedimenti penali. Questo argomento sarà senza dubbio al centro dei negoziati di governo delle prossime settimane.

 

 

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