Domande sulla disfatta Usa in Afghanistan
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Washington - Perché rimanere 20 anni in una guerra che non si può vincere?
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
Ago 22, 2021 01:46 Europe/Rome
  • Domande sulla disfatta Usa in Afghanistan

Washington - Perché rimanere 20 anni in una guerra che non si può vincere?

Ma parlare di disfatta completa politica e militare è però - per quanto appropriato - non esaustivo. Perché gli Stati Uniti avevano intenzione di occupare il Paese per ottenere vantaggi geopolitici e finanziari, non solo per ottenere una vittoria militare, come tutti sanno impossibile da ottenere per chiunque, data la conformazione del Paese e il sostegno popolare di cui godono, per quanto possa sembrare strano, i Talebani.

D’altra parte i massacri di civili compiuti dagli statunitensi, che hanno affiancato l’insipienza nella caccia ai Talebani, non hanno certo ridotto il consenso agli ex studenti di teologia o aumentato quello per la coalizione Nato.

Gli Stati Uniti sono andati in Afghanistan sapendo che i Talebani non avevano nulla a che vedere con l’attentato alle Torri Gemelle. Sapevano perfettamente chi erano i Talebani, perché derivavano dai Mujaheddin, inventati anche loro dagli USA in funzione antisovietica. Sapevano essere assolutamente estranei all’11 settembre e se davvero avessero voluto colpire gli attentatori (tutti sauditi tranne uno e saudita era anche Osama bin Ladin) avrebbero dovuto colpire Ryad, che dei Talebani come di Al Queda e dello stesso Isis sono generatori, finanziatori e sostenitori politici.

E  non solo i sauditi: ad addestrare le truppe talebane ed a formare la loro intelligence sono stati i Servizi Segreti pakistani, alleati storici della CIA, gli stessi che gli hanno venduto bin Ladin dopo avergli dato rifugio per anni. La presenza statunitense a Kabul non aveva dunque nulla a che vedere con l’attentato di New York: fu una operazione che diede il via al rientro in grande scala della forza militare statunitense a sostegno del progetto di controllo dell’Asia Centrale come misura di contenimento di Cina e Russia.

La guerra ha avuto i suoi risvolti economici, con migliaia di miliardi di dollari fatturati dall’industria bellica statunitense e da un indotto sempre più ampiamente collocato in ogni maglia dell’economia. Il business è stato produttivo: il complesso militar-industriale, che resta l’autentico volano dell’economia statunitense, ha avuto modo di macinare miliardi su miliardi, di ridurre gli arsenali alleati che ora dovranno essere riforniti, di rendere in parte obsoleto il loro armamento che ora dovrà essere ammodernato. Il tutto made in USA, come d’obbligo per i membri dell’Alleanza Atlantica. Non sono ammesse deroghe, come ben sa Ankara. A questo si deve aggiungere lo sviluppo imperioso delle società di contractors, ormai autentico complemento militare ed economico di ogni avventura statunitense e dei suoi alleati.

 

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