Ramadan tra le rovine di Gaza, la fede contro l’oppressione
GAZA - Il Ramadan è il nono mese del calendario islamico, il mese in cui venne rivelato ...
il Corano, ed è il tempo di riflessione spirituale e di una maggiore devozione al culto. Anche tra le rovine della Striscia di Gaza si celebra il mese sacro del Ramadan tra miseria e disperazione. Bombardamenti e confini sigillati hanno ridotto questa striscia di terra in un grande campo di concentramento a cielo aperto. Un campo di concentramento “non condannato” dalla storia e dalla comunità internazionale, dove ormai si muore per nulla, anche per una semplice malattia. Ma per le cosiddette democrazie occidentali va bene così. Alle condizioni disumane a cui sono costretti a vivere i gazawi, bisogna considerare anche i massacri sistematici attuati dal regime israeliano.
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Un rapporto delle Nazioni Unite del 2017 ha previsto che l’enclave assediata, che ospita circa due milioni di palestinesi, diventerà a breve invivibile. “Oggi, con oltre il 53% di disoccupazione nella popolazione di Gaza e con oltre un milione di persone dipendenti da sussidi trimestrali dell’Unrwa, l’azione umanitaria preventiva delle agenzie delle Nazioni Unite e le rimesse dall’estero hanno impedito a Gaza il collasso totale”, ha aggiunto l’Unrwa.
Ma questa incredibile tragedia umanitaria non ferma la fede e il coraggio dei gazawi che, tra miseria e disperazione, non dimenticano mai di rinnovare quell’atto di fede, rimasto ormai l’unica arma di fronte ai crimini dell’oppressore e all’indifferenza dei complici.
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