L'uccisione di Shireen Abu Akleh: il racconto dei suoi colleghi
RAMALLAH - "Avevamo tutti giubbotti antiproiettile ed elmetti, eravamo quattro giornalisti in un'area esposta".
A raccontare gli ultimi momenti della vita di Shireen Abu Akleh, giornalista di Al Jazeera, uccisa dalle forze del regime sionista a Jenin, in Cisgiordania occupata, e' l'altra reporter Shatha Hanaysha, che era in auto insieme alla Shireen e un altro collega, Ali al-Samoudi, che e' rimasto ferito. Secondo la Hanaysha "in quel momento non c'erano scontri, i militari israeliani erano di fronte a loro e dietro c'era un muro", ha precisato. "Erano decisi a sparare per uccidere ... Non hanno smesso di sparare anche dopo che lei è collassata, non potevo neanche allungare il braccio per raggiungerla a causa degli spari".
Uno scenario confermato anche da al-Samoudi secondo il quale "non c'erano miliziani palestinesi sul posto". "Stavamo andando a filmare il raid dell'esercito isrealiano e improvvisamente ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o di smettere di riprendere".
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