Così muore un ragazzo palestinese
Non era un giornalista conosciuto. O un volto conosciuto della televisione.
Non aveva un passaporto americano. La sua morte non fa notizia, non solleva proteste internazionali, peraltro senza alcuna ricaduta pratica. La sua morte pesa come una piuma. Il suo nome è Amjad al-Fayyed. Aveva 17 anni. E’ stato colpito mortalmente al collo e al petto durante scontri a fuoco tra soldati del regime d'Israele e combattenti palestinesi nel campo profughi di Jenin, nella Cisgiordania occupata. Il ministero della Sanità palestinese ha comunicato che un altro 18enne palestinese, anch’egli ferito dal fuoco israeliano, è in condizioni critiche. Secondo il ministero della Sanità palestinese, dall’inizio dell’anno 56 palestinesi sono stati uccisi negli scontri con le truppe del regime israeliano. Diciotto di loro vivevano nelle vicinanze di Jenin. Le violenze contro i palestinesi dall’inizio di questo anno sono aumentate di cinque volte rispetto allo stesso periodo del 2021. Un rapporto stilato da Euro-Med, un’organizzazione che si occupa di monitoraggio dei diritti umani, ha riferito che le forze israeliane hanno “significativamente” intensificato le uccisioni e la repressione contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Al-Quds (Gerusalemme). Nel rapporto dell’organizzazione – che prende in considerazione il periodo gennaio-aprile- viene evidenziato che il regime d'Israele ha ucciso 47 palestinesi, inclusi otto bambini e due donne, in vari incidenti dall’inizio del 2022. Questo numero rappresenta quasi cinque volte più del numero di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano nello stesso periodo l’anno scorso, che erano 10. L’Euro-Med ha ritenuto i politici israeliani pienamente responsabili delle morti dei palestinesi, in particolare per le “donne e bambini disarmati uccisi a sangue freddo, senza che rappresentassero una minaccia per la vita dei soldati israeliani”. La dichiarazione ha collegato l’aumento delle uccisioni di palestinesi alle istruzioni impartite alle forze d’occupazione il 20 dicembre 2021, che hanno autorizzato i soldati nella Cisgiordania occupata di aprire il fuoco sui giovani palestinesi che protestano per la loro liberta.
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