Appello per boicottare prodotti israeliani
AL-QUDS (Pars Today Italian) - Per affrontare con la carneficina di civili palestinesi che sta compiendo da parte il regime sionista basta prendere esempio dalla storia.
La ricetta l’hanno scritta nel lontano 1959 un gruppo di militanti sudafricani che si battevano contro il regime di apartheid coloniale che esisteva in quel Paese: «Non vi chiediamo niente di speciale – scrissero – vi chiediamo solamente di ritirare il vostro sostegno al regime di apartheid smettendo di comprare prodotti sudafricani». Ci vollero anni ma alla fine la decolonizzazione divenne realtà, e il boicottaggio – colpendo al cuore l’economia del colonizzatore – ebbe un ruolo cruciale. Anche verso regime sionista esiste da tempo una campagna di boicottaggio, coordinata dalla Rete BDS (Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni): è così temuta dal regime occupante che i suoi coordinatori sono stati accusati nientemeno che di “terrorismo”. Ma la loro attività prosegue ed esiste una lista precisa di marchi che si invitano a non acquistare allo scopo di rendere l’occupazione economicamente insostenibile e partecipare attivamente alla sua fine.
La campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele é nata nel 2005. Dopo aver partecipato alla conferenza mondiale contro il razzismo in Sud Africa, un gruppo di attivisti palestinesi hanno capito che il regime che li opprimeva da decenni aveva un nome preciso: apartheid. Una verità che negli anni successivi è stata sancita anche da numerosi rapporti indipendenti. Per questo proposero uno di quegli stessi strumenti che si inventarono nel 1959 un gruppo di militanti sudafricani esuli a Londra: il boicottaggio. Smettere di comprare i prodotti israeliani e le merci che arrivano dai territori occupati palestinesi; fare pressioni a istituzioni e aziende affinché tolgano i propri investimenti dalle banche e dalle compagnie israeliane; spingere i propri stati a emettere sanzioni contro refime sionista.
I marchi che sono al centro della campagna di boicottaggio: CARREFOUR, multinazionale della grande distribuzione alimentare con sede in Francia, McDonald’s, Domino’s Pizza, Pizza Hut e Papa John, hanno fatto generose donazioni all’esercito di Israele che sta mietendo migliaia di vittime civili solo in queste settimane, COCA-COLA sostiene refime sionista dal 1966, la società svizzera NESTLÈ possiede il 50,1% dei capitali della catena alimentare Osem israeliana. INTEL produce la maggior parte dei chip PENTIUM 4 utilizzati dagli elaboratori PC, L’Oréal , ESTÉE LAUDER, DELTA GAIL é un’impresa israeliana che subappalta prodotti tessili; numerosi indumenti intimi di marchi stranieri come Marks & Spencers, Calvin Klein, DKNY tra altri arrivano da lì, LEVI STRAUSS JEANS E CELIO TIMBERLAN, NOKIA , CATERPILLAR, La catena alberghiera ACCORHOTEL ha molti hotel in Palestina occupata e nei territori siriani occupati, il Golan.
Manifestare a sostegno della Palestina e condannare il genocidio é importante soprattutto in Occidente, dove si sta cercando di eliminare qualsiasi narrativa che non sia quella dell’appoggio incondizionato a Israele dei governi e dei grandi media. Serve a dimostrare che l’opinione pubblica non condivide le azioni del governo: ma non basta.
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