I petrodollari dell'Arabia Saudita al servizio del terrorismo
Continua la politica saudita di comprare i Governi per legarli a sé. Dopo aver accantonato l’offerta di 4 Mld al Libano per assicurarsi la “gratitudine” delle sue Forze Armate, vista l’indisponibilità dell’Armée di farsi comprare, Riyadh darà 5 Mld al Sudan.
Stavolta è un compenso per il contingente inviato in Yemen a combattere la Resistenza Houthi a fianco di mercenari e tanti altri reparti della coalizione messa in piedi dai petrodollari sauditi. Si tratta di circa mille uomini oltre a diversi velivoli, fra cui un paio di Su-24, che si sono uniti alla campagna di bombardamenti terroristici contro la popolazione.
Nel frattempo, malgrado la disparità di forze, i combattenti dell’Ansarullah, affiancati dall’Esercito yemenita, continuano ad infliggere colpi devastanti agli invasori: mercoledì, per la terza volta, una colonna blindata della coalizione saudita ha tentato d’attraversare il Deserto di Mede per attaccare la provincia di Hijja. Stavolta, invece di limitarsi a tormentarla fino a costringerla alla ritirata, le forze della Resistenza l’hanno circondata e semi distrutta; gli invasori hanno lasciato sul terreno le carcasse di quindici mezzi blindati o corazzati e centinaia di morti. Le salme sono state identificate per sauditi e mercenari al loro servizio. Nell’azione, oltre alla consueta determinazione dei combattenti Ansarullah, si è distinta l’efficienza dei reparti della Guardia Repubblicana dell’Esercito.
È un Popolo che affronta il martirio, rifiutando d’assoggettarsi al dominio saudita; è la Resistenza che non si piega, e continua a rispondere colpo su colpo all’aggressione.
(IlFaroSulMondo)