che farà daesh dopo la sconfitta in Siria e Iraq
Stati Uniti, Arabia Saudita con le altre petromonarchie del Golfo Persico e Turchia, hanno avuto tutto l’interesse che si sviluppasse destabilizzando quegli Stati, ...
con l’ottica di spartirseli per aree di influenza e comunque d’impedire la nascita di un’area di collaborazione che da Teheran giungesse fino a Beirut. E poco importava che la creatura, cresciuta a dismisura, fosse sfuggita di mano ai suoi iniziali padroni seguendo un’agenda propria; anche così era perfettamente funzionale agli scopi di chi l’aveva creata, bastava impedire che crescesse troppo.
Tuttavia, dopo anni di guerra le cose sono cambiate: l’Asse della Resistenza si è compattato ed ha combattuto sul serio contro l’Isis mettendolo in crisi, a dispetto di chi ha fatto di tutto per appoggiarlo ed ora si vede costretto ad abbandonarlo al suo destino ed a combatterlo per acquisire meriti ed avere voce in capitolo sugli assetti futuri dell’area.
Ma adesso che Mosul cadrà a breve e Raqqa sta per essere investita, che farà Daesh? Che strategie adotterà quando i territori che controllava saranno liberati? È ovvio che la caduta delle due città non garantirà in alcun modo la fine dell’organizzazione terroristica, perché la sua nascita e la sua esistenza sono slegate da fattori locali che essa ha semplicemente sfruttato per meglio radicarsi, ma obbediscono a interessi geopolitici ed economici assai diversi che stanno a Washington, nelle capitali del Golfo, ad Ankara e in quella galassia internazionale che ha fatto del Terrorismo il proprio lucroso mestiere, che porta denaro (tanto) e potere.
Allora, che farà Daesh? Tre sono i possibili scenari dopo il crollo in Siria ed Iraq: il primo è che, scacciati dai centri principali, i terroristi puntino a continuare la guerriglia (hanno armi e l’esperienza necessaria per farlo) tentando di imitare i Taliban e il Pkk. Tuttavia, anche se è certo il permanere di residui focolai di terrorismo, è improbabile una simile scelta a livello strategico. I territori che rimarrebbero all’Isis sono essenzialmente desertici, dove sarebbe difficile sia trovare le risorse per continuare, sia, e più importante, resistere alle forze governative che in campo aperto potrebbero facilmente localizzarli e spazzarli via.
La seconda risposta a che farà Daesh, prevede che i terroristi, dopo la sconfitta, si ramifichino in cellule clandestine sfruttando le complicità e le coperture che hanno saputo crearsi in questi anni, coinvolgendo alcune frange della popolazione sunnita. Nelle città potrebbero continuare la loro opera di destabilizzazione di Siria ed Iraq, allargando l’attività ai Paesi europei, puntando ad instaurarvi una stagione di terrore. In questo modo l’Isis rimarrebbe un attore capace di incidere in modo significativo nelle dinamiche locali e soprattutto in quelle internazionali, continuando ad essere uno strumento utile a chi è interessato alla destabilizzazione di Paesi, e garantendo visibilità, potere e denaro a chi lo manovra.
Il terzo scenario che risponde alla domanda che farà Daesh, prevede che esso si trasferisca in altri Paesi musulmani, per prendere il controllo di territori dove impiantare le proprie basi. Ovviamente, le condizioni sarebbero diverse che in Siria ed Iraq e, ad un primo esame, una simile eventualità sarebbe possibile solo in Libia e Afghanistan, Paesi accomunati dall’assenza di uno Stato forte (in Libia di fatto inesistente) e dall’essere entrambi territori altamente strategici (la Libia per le enormi riserve energetiche, l’Afghanistan per la situazione geopolitica dell’area).
Di fatto il Daesh è già presente in entrambi i territori; se è stato sloggiato da Sirte, la Libia è comunque un territorio altamente pagante dal punto di vista economico, dove in più potrebbe porre le basi per una facile proiezione in Europa. L’Afghanistan, dal canto suo, è il territorio del “Grande Gioco”, dove si scontrano gli interessi di Usa, Cina e Russia (oltre che India) per la proiezione sull’Asia Centrale, e il ruolo di destabilizzazione che potrebbe svolgere l’Isis sarebbe prezioso proprio per garantire agli Usa (vedi caso) che gli altri pretendenti abbiano vita difficile.
Il radicamento in Libia ed Afghanistan, con l’attivazione di cellule del terrore in Europa, è forse la risposta più pagante e probabile alla domanda cosa farà Daesh; una soluzione che gli permetterebbe di continuare al meglio la lucrosa attività di network del Terrore sin qui svolta, quale prezioso strumento di chi ha interesse a destabilizzare i territori su cui non può regnare (leggi Washington e Riyadh).
di Salvo Ardizzone
Il Faro Sul Mondo