Daniel Pipes e i “fantasmi della disinformazione
“La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici”
La Guerra Fredda continua. Intervallata da frequenti eventi bellici di sfibrante e lunghissima durata, come in Siria, essa perdura non più come contrapposizione fra due superpotenze ma come minaccia latente rivolta dalla superpotenza statunitense a Paesi sovrani.
Un recente articolo di Daniel Pipes (http://www.opinione.it/esteri/2017/09/02/daniel-pipes_iran-turchia-idlib/) è quanto di meglio per evidenziare la mentalità guerrafondaia ed estremista dei “moderati” occidentali nei confronti di popoli e civiltà diverse.
Punto primo: divide et impera. Turchia e Iran sono, e devono essere, Paesi in eterna rivalità (fin dal titolo dello scritto); “la loro rivalità risale a cinquecento anni fa, è stata funestata da undici guerre e ora continua ad essere, come afferma Somer Cagaptay del Washington Institute, ‘la più antica lotta di potere” della regione’”.
Lo sfacciato imperativo geopolitico statunitense – disintegrare l’area vicino (per noi)/medio (per gli USA) orientale – vorrebbe condannare alla perpetua contrapposizione e alla “lotta di potere” due grandi popoli irriducibili alla completa omologazione. Due ? Forse tre. Leggiamo infatti che, per Pipes, “i due Paesi vantano (sic) tensioni con la Russia”.
Punto secondo: la demonizzazione, spinta a una dimensione maniacale.
“I leader attuali, l’iraniano Ali Khamenei e il turco Recep Tayyip Erdoğan, detengono un potere semiassoluto e tentano febbrilmente di nascondere questa realtà”; “Gli scagnozzi di Khamenei catturano i marinai americani in alto mare mentre quelli di Erdoğan prendono in ostaggio gli abitanti in Turchia”. Di principio, c’è sempre nella propaganda atlantica la reductio ad personam del male, delineando in materia grottesca la figura del cattivo di turno da rimuovere: che è sempre, naturalmente, un dittatore ostile alla democrazia.
Infine non manca l’arrogante avvertimento rivolto al mondo islamico, il vero altro da sé, per la sua “messa in sicurezza” e perché non disturbi i padroni del mondo: “In Iran, il crollo del regime è visibile e limiterà l’islamismo, incoraggiando i musulmani a muoversi verso una forma più moderna e moderata della loro religione”; la Turchia d’altra parte presenta una “versione più avanzata di islamismo”, ma questo non toglie che stia comunque “diventando il pericolo maggiore della regione”.
Fatto sta che questo tipo di analisi – fondato sulla sicumera, sulla superficialità e sull’attacco a tutto ciò che viene pregiudizialmente presentato come “intollerabile” – diventa spesso luogo comune recepito nell’opinione pubblica; recepito senza convinzione ma come dato presupposto e generalmente accettato, il che è egualmente pericoloso in un’epoca di labili coscienze e di ridotta consistenza caratteriale.
Così la mentalità occidentale – improntata al relativismo e al dogma della globalizzazione ineluttabile – prende il posto, per quel che riguarda la nostra area di appartenenza, di un orientamento e di un pensiero europeo, meglio ancora euroasiatico, in cui l’esistenza di identità diverse (come nel caso di Turchia e Iran) non venga percepita come fonte di discordia e di conflitto, bensì di complementarietà.
Sono altresì evidenti i danni provocati dall’ideologia occidentale – attraverso i suoi molteplici strumenti, dalla globalizzazione economica e culturale alle ripetute guerre di aggressione – al mondo musulmano, ove una divisione/frammentazione imposta ad arte, e indubbiamente con cinica abilità, ha in tempi recenti determinato uno stato di confusione e di incomprensione all’interno del mondo islamico stesso.
Il proliferare di sette pseudoislamiche – in realtà antislamiche – è fenomeno indotto, funzionale al tentativo di snaturare comunità religiose tradizionali, ma sui nostri grandi organi di informazione questi sono aspetti spesso nemmeno presi in considerazione, più per ignoranza e superficialità che per malafede nel caso della maggioranza dei giornalisti, più per malafede o spirito di servizio che per ignoranza e superficialità nel caso dei pochi, ma determinanti, agit prop.
Cronache ed editoriali riferiscono in ogni caso, perentoriamente e invariabilmente, di “terrorismo islamico”, senza alcuna capacità critica e di approfondimento; e ovviamente Daniel Pipes contribuisce volentieri alla disinformazione richiamando l’esistenza di un fantomatico “sostegno di Teheran a favore di al-Qaeda contro la Turchia” !! – il sostegno ai terroristi, contro la Turchia e contro l’Iran, proviene in realtà da ambienti ben diversi, abitualmente frequentati da Pipes …
di Aldo Braccio
Fonte: http://pergiustizia.com