L’aggressività dell'Occidente ha spinto Mosca verso Oriente
Riavvicinare la Russia alla Cina sembrava impossibile ma l’aggressività dell'Occidente ha spinto Mosca verso Oriente.
Davanti a questo potenziale concorrente non si può affermare che gli americani se ne siano stati inerti. Infatti Obama aveva pensato a come contrastare l'avanzata cinese: tra l'altro, una risposta non cruenta attraverso il famigerato TPP. Questo accordo trans-Pacifico, di là dalle pure motivazioni commerciali, sarebbe servito a isolare anche politicamente la Cina almeno nell'area del Pacifico. Se realizzato, in pochi anni avrebbe ulteriormente avvicinato tra loro gli Stati aderenti, favorendo i commerci e penalizzando chi ne era escluso, cioè Pechino. Trump, ritirandosi da quel trattato sembra non averne capito la valenza politica e pensava di colpire la Cina attraverso limiti alle importazioni o nuovi dazi. Purtroppo per lui dovette scoprire che l'economia americana è ormai legata a doppio filo con quella cinese e le sue minacce hanno cozzato contro la reazione delle aziende a stelle e strisce. Molte di loro dipendono dal mercato dei consumi cinese, ma altre, ancora più numerose, producono in America grazie ai semilavorati in arrivo da oltre oceano. Ha quindi dovuto fare marcia indietro e ora, dopo mille avanti-indietro deve limitarsi a battagline di retroguardia per proteggere almeno la produzione interna di acciaio. Quanto all'espansione della marina cinese, sta cercando di mostrare i muscoli nelle acque del Mar Cinese del Sud, ma senza alcun risultato concreto. C'è di più: se gli USA considerano veramente la Cina quale il piu' temibile tra i possibili antagonisti al potere americano nel mondo, non ha spiegazioni razionali l'ostilità dell'establishment contro la Russia. Quest'ultima è, infatti, la piu' grande riserva al mondo di materie prime (non solo gas e petrolio) ed è quello di cui la Cina proprio abbisogna per nutrire il proprio sviluppo industriale.