Catalogna: la repressione di Madrid fa volare i separatisti
MADRID (Pars Today Italian) - In Catalogna, Madrid ha risposto con la repressione al referendum; è stato un errore colossale che, al di là di ogni altra considerazione, adesso assicura il massimo consenso popolare ai separatisti.
È inutile discutere sulla validità legale della consultazione sull’indipendenza della Catalogna, ridicolo parlarne vista la situazione, con l’apparato repressivo spagnolo scatenato, seggi presi d’assalto dalla Guardia Civil e feriti a centinaia; ciò che conta, e tantissimo, è il peso di un evento che ha portato in piazza vasta, vastissima parte del Popolo catalano, esacerbato dall’ottusa risposta di Madrid, malgrado i pericoli reali e forse proprio per quelli. Rajoy ha voluto rispondere ad un atto politico con i manganelli e i proiettili di gomma, trincerandosi dietro la legalità e i pronunciamenti dei giudici, fallendo clamorosamente come leader.
Le immagini brutali della Guardia Civil che si accanisce contro i catalani ai seggi, le centinaia di feriti (secondo il Governo regionale oltre 800 fra feriti e contusi, compresi 19 poliziotti e 14 della Guardia Civil), la sostanziale compostezza dei manifestanti sono state un state un regalo colossale per la Generalitat catalana, un gigantesco spot pubblicitario che ha diviso in due la situazione agli occhi del mondo: da una parte la Guardia Civil che torna ai tempi di Franco, brutalizzando i dimostranti e impedendo il voto, dall’altra i separatisti che sono la Catalogna, e intendono esercitare l’autodeterminazione in nome della democrazia.
In realtà, come sempre, le cose sono più complesse: è vero che la Catalogna è la regione più progredita della Spagna ed ha un Pil di circa 200 Mld di euro, pari a quello del Portogallo e al 20% di quello nazionale; è vero pure che la voglia d’indipendenza aggiunge a ragioni storiche e culturali profonde motivi economici. Nel 2006 la Catalogna aveva raggiunto un’ampia autonomia fiscale, che però nel 2010 venne in buona parte ridimensionata; nel 2012 il leader catalano Artur Mas chiese un trattamento simile a quello dei Paesi Baschi, ma Rajoy rispose che non c’erano risorse.
La Spagna era allora nel pieno della crisi, con le banche che minacciavano di saltare con tutta l’economia e il premier spagnolo si distingueva per essere il più ligio a seguire le tossiche ricette di rigore volute dalla Merkel, a cui era legato a doppio filo. Dall’altra parte, i partiti separatisti erano coinvolti in una serie senza fine di scandali che dai tempi di Pujol si erano protratti fino a quelli del suo successore Artur Mas; agitare il vessillo del separatismo era la maniera migliore per farli dimenticare.
Con questi presupposti, fra Madrid e la Catalogna è stato un dialogo fra sordi su un problema vero, drammaticamente vero; l’ottusità di Rajoy ha fatto il resto, puntando tutto sulla repressione invece che dialogare con quello che, piaccio o no, è un movimento che ha una base popolare sempre più ampia, e lo ha dimostrato.
Le centinaia di volontari che facevano da scudi umani a protezione di ogni seggio, le file di votanti malgrado i continui e brutali interventi della polizia nazionale, la disobbedienza al potere centrale di Madrid da parte di tantissimi funzionari malgrado i gravi rischi personali, danno la misura di una crescente legittimazione popolare a prescindere. Un fenomeno che tocca il vertice con il sostanziale ammutinamento dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale, che si è rifiutata di agire contro i seggi e i votanti, o con i “bomberos”, i pompieri che sono giunti a fare scudo contro le cariche della Guadia Civil.
Comunque la si veda, in Catalogna c’è stata la sollevazione d’un Popolo che intende intraprendere la sua via, e non potranno essere manganelli, proiettili di gomma o i procedimenti d’un giudice a impedirlo.
A parte l’ignobile figura di Rajoy , che nella sera continuava a trattare un fatto politico di enorme grandezza come un’infrazione alla legge, è la Ue nella sua interezza a uscirne, come al solito, assai male. È un fatto che gli Stati attuali diano sempre meno risposte e mostrino sempre più le proprie carenza sociali e strutturali; invece di affrontare seriamente il problema delle “Piccole Patrie” che stanno emergendo dal fallimento delle strutture statali più ampie, la Ue ha scelto l’ipocrisia, ha scelto d’ignorare ciò che accade al proprio interno.
Nella notte sono stati diffusi i numeri dei votanti, 2.262mila su 5,3 ml di aventi diritto al voto, i “Si” hanno avuto il 90% dei consensi contro il 7,8% dei “No”, il resto schede bianche o nulle, ma non è questo il punto: ieri la Catalogna ha intrapreso un cammino difficile che martedì proseguirà con lo sciopero generale. Comunque vada, il Popolo che nella notte della domenica si è affollato in Plaza de Catalunya in attesa dell’esito del voto, ha dimostrato d’essere pronto a pagare un prezzo alto per la via che ha scelto.
In Europa sono assai pochi a poter dir lo stesso, e francamente ci sembrano patetici i tentativi di leghisti e simili, d’accostarsi strumentalmente a situazioni sideralmente diverse.
di Salvo Ardizzone
Il Faro Sul Mondo