Spagna: Catalogna approva indipendenza, Madrid cancella autonomia
MADRID- Il Parlamento della Catalogna ha approvato la dichiarazione di Indipendenza dalla Spagna; al voto hanno partecipato solo i partiti indipendentisti,..
Popolari, Socialisti e Ciudadanos hanno abbandonato l’aula; 70 i voti favorevoli, 10 i contrari e 2 schede bianche l’esito della votazione.
Immediatamente dopo il voto a Barcellona, il Senato a Madrid ha approvato l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, dando il via al commissariamento della Catalogna; alla notizia della dichiarazione di Indipendenza, Mariano Rojoy ha definito il voto un atto criminale, promettendo che la legalità sarà restaurata.
Giunge così alla inevitabile rottura la partita innescata dal referendum dell’1 ottobre; un dialogo fra sordi in cui Madrid non ha mai voluto provare a dialogare, riducendo a una questione di banale di legalità quello che è un fatto squisitamente politico, e Barcellona ha puntato tutto su un riconoscimento che nessuno ha interesse di attribuirle.
Al culmine di settimane convulse, che entrambe le parti, prive di una solida strategia, hanno consumato nel tentativo di spingere l’avversario nell’angolo, ieri il presidente della Catalogna Puigdemont ha prima rinviato e poi annullato l’annuncio di nuove elezioni chiesto da Madrid. Per indirle, a costo di spaccare il fronte separatista, aveva chiesto garanzie sullo stop all’iter per la sospensione dell’autonomia catalana, sulla liberazione di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart (i due leader separatisti incarcerati) e sull’amnistia per i procedimenti giudiziari in corso su funzionari della Generalitat.
Mariano Rajoy, pressato anche dai suoi falchi, non ha ceduto su nulla, e lo scontro è divenuto inevitabile. Adesso, con il via libera del Senato all’articolo 155 il Governo della Generalitat potrà essere spazzato via, e la Procura Generale potrà imputare il presidente Puigdemont e il suo Governo di sedizione, decapitando la Catalogna e insediando i delegati di un potere centrale più che mai percepito come oppressivo dai catalani.
In una conferenza stampa tenuta nella sera, un livido Rajoy ha annunciato le misure che azzerano le autonomie catalane, commissariano la Generalitat, sciolgono il Parlamento di Barcellona e fissano le nuove elezioni per il 21 dicembre; nel suo intervento, e in tutti quelli del suo Governo, stupisce l’ossessivo richiamo alla legalità in una crisi che è squisitamente politica. È stata infatti la caparbia negazione di ogni dialogo a condurre all’esasperazione di una rottura che è ormai impossibile sanare.
Per le migliaia di manifestanti in piazza a festeggiare la dichiarazione d’indipendenza agitando le bandiere della Catalogna si apre un futuro incerto; è un fatto che difficilmente la repressione che Madrid s’appresta a porre in atto li indurrà a riporre la “Estelada”, archiviando il sogno di una nuova Patria; come pure lo è che, visti i presupposti, le prossime elezioni segneranno una vittoria colossale per gli indipendentisti.
È tuttavia ancora un fatto che i Poteri Forti non abbiano alcuna intenzione di accettare che gli equilibri internazionali, e dunque la Spagna, possano essere messi in dubbio da movimenti ad essi estranei, per questo stanno facendo il massimo sforzo per piegare la Catalogna: almeno 1500 aziende, cedendo agli input del Governo Centrale, della Ue e della Finanza, hanno già spostato la sede in Spagna; nel frattempo, tutti i Governi europei hanno chiuso la porta in faccia a Barcellona.
Il Dipartimento di Stato americano si è affrettato a dare il massimo appoggio a Madrid, come pure ha fatto Bruxelles, preoccupata di sbarrare la strada alle rivendicazioni dei Popoli, nel tentativo di preservare un sistema di potere sempre più fragile e in crisi.
Al di là della contingenza, la Catalogna è il banco di prova delle rivendicazioni popolari; un suo riconoscimento metterebbe definitivamente in crisi un sistema di potere autoreferenziale ormai avulso dalla realtà; per questo sarà fatto di tutto per soffocare le sue istanze, a ogni costo.
A prescindere dagli errori e dalle ingenuità, tanti e tante, commessi dagli indipendentisti, e dagli imprevedibili sviluppi che seguiranno nei prossimi giorni, la rottura in atto nella Spagna, uno Stato suddito di Washington e di Berlino, è il segno che tutto un sistema di dominio, che dura da troppi decenni, sta crollando.
di Salvo Ardizzone
Il Faro Sul Mondo