La NATO difende l'Europa: ma siamo proprio sicuri?
May 22, 2016 18:23 Europe/Rome
Di Fulvio Scaglione. Da molti anni gli ambienti Nato, e per primi quelli della politica e della difesa Usa, si chiedono senza troppi riguardi se l’Europa convenga all’Alleanza.
Com’è noto, gli americani da soli
provvedono al 73% del fabbisogno economico della Nato e continuano a
esortarci, peraltro invano, ad aumentare le nostre spese militari. Nel
2015, secondo lo studio dello European Leadership Network, solo due
Paesi, ovvero Usa e Lituania, hanno davvero raggiunto la soglia del 2%
del Pil in spese militari che ogni Paese dell’Alleanza è impegnato a
toccare. La Polonia dovrebbe arrivarci entro il 2016, la Lettonia entro
il 2020. Anche Romania e Norvegia stanno spendendo di più. Per il resto,
e soprattutto tra i grandi Paesi come Francia, Gran Bretagna e
Germania, spese militari inalterate o in via di riduzione.
C’entra la crisi economica, ovviamente, e il taglio costante e
progressivo ai bilanci pubblici che tutti i Governi hanno voluto o
dovuto applicare. Ma forse c’entra anche una domanda che pochi osano
esprimere ad alta voce e che va nel senso opposto: la Nato conviene
ancora all’Europa? In altre parole: l’Alleanza Atlantica fa davvero i
nostri interessi di europei?
Proviamo a fare qualche esempio. L’intervento Nato in Libia nel 2011,
con la missione Unified Protector partita il 25 marzo, ha giovato
all’Europa? Gli attacchi aerei e missilistici contro l’esercito di
Gheddafi furono giustificati con l’esigenza di tutelare la popolazione
civile dalla vendetta del Rais. Ma dov’è finita la Nato subito dopo,
quando la caduta del regime ha lasciato proprio la popolazione civile in
balia delle milizie e persino dell’Isis? Dov’è ora, la Nato? Insomma,
dove si è cacciata l’Alleanza quando l’emergenza umanitaria si è davvero
ingigantita?
Nato e rischio Europa
Per quanto poi riguarda noi, è chiaro che aver abbattuto Gheddafi
(qualunque fosse il giudizio politico e morale sulla sua dittatura) ha
fatto un grave danno all’Europa. I flussi migratori sono diventati ancor
più incontrollati, le organizzazioni criminali che su quei traffici
prosperano si sono allargate, il terrorismo islamico ha conquistato
terreno.
I Paesi del Sud Europa, primo fra
tutti l’Italia, hanno dovuto affrontare nuovi rischi e nuovi impegni,
anche ma non solo (pensiamo all’accoglienza e all’integrazione dei
migranti) finanziari. Tutto il continente ha dovuto fare i conti con un
problema, quello dei migranti, che ha seminato paura e divisioni, fino a
minacciare la stessa coesione interna della Ue.
È questa la Nato per cui gli europei dovrebbero spendere? Altro
esempio. Qualche giorno fa la Nato ha inaugurato, in Polonia e Romania,
il sistema di intercettazione anti-missile Aegis Ashore, quello che
chiamiamo scudo stellare. I vertici dell’Alleanza sostengono che servirà
a coprire l’Europa rispetto a eventuali attacchi da Sud di Paesi
canaglia, di cui però si stenta a tracciare il profilo. La Turchia? No, è
un membro Nato. L’Iran? Ma abbiamo appena firmato un trattato che
scongiura sviluppi nucleari. L’Iraq? La Siria? L’Arabia Saudita?
Andiamo…
Diciamolo francamente: sembra una frottola. Comunque sia, i russi non
ci credono, si sentono aggrediti e cambiano la loro dottrina militare,
puntando i missili sull’Europa. Ci conviene, questa politica della Nato?
Visto che siamo noi europei a trovarci, ora, nel mirino dei russi con i
quali non avevamo problemi, non dovremmo poter spendere una parola in
proposito? Polonia e Romania, che si misero d’accordo per avere lo scudo
già nel 2008 (molto prima, quindi, della guerra in Ucraina), si sono
consultate in qualche modo con Bruxelles? Dopo tutto, la Polonia incassa
15 miliardi netti l’anno dalla Ue (cioè dal bilancio che si forma con i
denari versati da tutti gli altri Paesi Ue) e la Romania 4,5. Perché
l’intero continente deve subire una politica militare decisa dai vertici
Nato e dai Governi di due singoli Paesi?
Pare dunque più che legittimo che i Paesi europei, al momento di
spendere per accontentare i generali dell’Alleanza Atlantica, vadano con
piedi di piombo. E che i cittadini europei, primi beneficiari ma anche
primi sostenitori di tanta potenza militare, possano avere garanzie sul
fatto che tutti capiscano che, come diceva anni fa uno slogan
pubblicitario, la potenza è nulla senza controllo.
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