The Guardian: la Libia e la questione della vendita del petrolio        ` 
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TRIPOLI (pars Today Italian) - L'industria del petrolio della Libia, l'unica affidabile fonte di introiti per il tormentato paese nordafricano, è precipitata nella confusione dopo che l'altro ieri  26 giugno il governo di "unità nazionale" riconosciuto dalle Nazioni Unite ha chiesto con urgenza all'Onu di bloccare le esportazioni dai principali terminal petroliferi del paese:
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Giu 28, 2018 00:56 Europe/Rome
  • The Guardian: la Libia e la questione della vendita del petrolio        ` 

TRIPOLI (pars Today Italian) - L'industria del petrolio della Libia, l'unica affidabile fonte di introiti per il tormentato paese nordafricano, è precipitata nella confusione dopo che l'altro ieri  26 giugno il governo di "unità nazionale" riconosciuto dalle Nazioni Unite ha chiesto con urgenza all'Onu di bloccare le esportazioni dai principali terminal petroliferi del paese:

Lo scrive il quotidiano britannico "The Guardian"; il quale riferisce che i terminal situati nel Golfo di Sirte, nell'est della Libia, la settimana scorsa erano stati strappati al controllo di alcune milizie locali dal cosiddetto Esercito nazionale libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, al termine di dieci giorni di feroci combattimenti che avevano lasciato sul terreno oltre 300 morti. Haftar aveva annunciato che i proventi della vendita del petrolio da quei terminal non saranno più versati alla National Oil Corporation (NOC), l'ente petrolifero statale libico riconosciuto dall'Onu, bensì saranno incamerati dalla società petrolifera rivale che fa capo del governo scissionista della Cirenaica che ha sede a Bengasi e di cui lo stesso Haftar è "l'uomo forte". Nonostante il caos che imperversa in Libia dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi nel 2011, la NOC guidata dal manager Mustafa Sanalla in tutti questi anni era in qualche modo riuscita a restare al di sopra della mischia politica e piano piano era riuscita a riportare la produzione petrolifera del paese al livello di quasi 1 milione di barili al giorno, distribuendone abbastanza equamente i proventi tra le fazioni rivali; ma soprattutto consentendo un rafforzamento del governo di "unità nazionale" guidato dal premier Fayez Sarraj, che è riconosciuto dalla comunità internazonale ed è basato a Tripoli, ma controlla solo la parte occidentale della Libia. Chiaramente, commenta il "Guardian", ora Haftar intende avvantaggiarsi tagliando fuori il governo rivale di Tripoli dagli introiti petroliferi; ma la mossa dell'uomo forte di Bengasi rischia di scuotere il fragile equilibrio politico che aveva consentito alle fazioni dell'Est e dell'Ovest della Libia di intavolare trattative per far uscire il paese dalla lunga crisi, anche se questi contatti finora non erano riusciti a produrre alcun risultato concreto: e infatti il governo di Tripoli ha diffuso un comunicato in cui afferma che "mettere i terminali petroliferi nelle mani di un ente illegittimo può solo esacerbare le divisioni". Il presidente della National Oil Corporation, Mustafa Sanalla, da parte sua ha sottolineato come "le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu sono chiare: le infrastrutture petrolifere, i pozzi di produzione ed i terminali per l'esportazione devono restare nell'esclusivo controllo della NOC sotto l'unica supervisione del governo di unità nazionale; siamo quindi fiduciosi", ha aggiunto Sanalla, "che i nostri partner internazionali intraprenderanno tutti i passi necessari per bloccare qualsiasi esportazione che infranga la legge". Il presidente della NOC ha poi preannunciato che farà causa nei fori internazionali competenti a qualsiasi compagnia si azzardasse ad acquistare il petrolio dalle autorità della Cirenaica: come si vede, annota il quotidiano britannico, la mossa di Haftar mette in una difficile situazione le società energetiche internazionali, che a questo punto non sanno più a chi rivolgersi per acquistare legittimamente il greggio libico. Il braccio di ferro sui terminali libici inoltre, sottolinea il "Guardian", complica ulteriormente gli sforzi dei governi europei per raggiungere un accordo sul controllo del flusso migratorio in arrivo dalla Libia: è proprio l'assenza di uno Stato unitario che ha consentito negli ultimi anni alle reti criminali di trafficanti di esseri umani di prosperare nel paese nordfricano; e l'attuale crescita dei movimenti populisti europei è stata evidentemente alimentata da tre anni di ondate di immigrati illegali che dalla Libia hanno raggiunto l'Italia e quindi l'Europa. Tutti i conflitti e le tensioni intorno alla Libia, conclude il gornale britannico, sembrano dunque sul punto di esplodere nuovamente.