Francia: sindacati denunciano pressioni dei servizi sulla stampa
https://parstoday.ir/it/news/world-i189200-francia_sindacati_denunciano_pressioni_dei_servizi_sulla_stampa
PARIGI (pars Today Italian) -  Adesso sono cinque i giornalisti convocati dalla DGSI (Direzione Generale della Sicurezza Interna) francese.Anzi, sei.
(last modified 2024-11-17T02:54:12+00:00 )
May 23, 2019 01:10 Europe/Rome
  • Francia: sindacati denunciano pressioni dei servizi sulla stampa

PARIGI (pars Today Italian) -  Adesso sono cinque i giornalisti convocati dalla DGSI (Direzione Generale della Sicurezza Interna) francese.Anzi, sei.

Ai tre cronisti di Disclose convocati nelle scorse settimane per la pubblicazione di un dossier sull'uso di armi francesi nello Yemen e a un giornalista d'inchiesta di France Inter si è aggiunto prima un altro collega di Disclose e ora una di Le Monde, Ariane Chemin, per aver scritto sul caso Benalla (l'ex addetto alla sicurezza di Macron accusato di violenze contro alcuni manifestanti, di abuso delle credenziali e di altri fatti oggetto anche di una commissione parlamentare d'inchiesta).

In particolare la giornalista di Le Monde aveva parlato del ruolo di un sottufficiale dell'aviazione, compagno dell'ex direttrice della sicurezza di Palazzo Matignon (la sede del governo). Il sottufficiale era stato messo a protezione di un uomo d'affari russo.

In tutti i casi, sono accusati di aver violato il segreto della Difesa. Il problema è ben diverso secondo le testate e i giornalisti coinvolti, che hanno poi tutto l'appoggio dei sindacati di categoria: la Cfdt,  per esempio, scrive in un comunicato: "... i sindacati francesi e la Federazione europea dei Giornalisti, riuniti a Tallinn (Estonia) il 9 e 10 maggio scorsi avevano lanciato un appello solenne al Capo dello Stato francese e al suo governo, chiedendo di rispettare la libertà di stampa, la protezione delle fonti senza la quale non c'è democrazia". "Di fronte a questa nuova forma di intimidazione nei confronti dei professionisti dell'informazione, denunciamo una procedura il cui scopo nascosto è di far tacere i giornalisti impegnati nella loro missione di informare".

Si tratta delle cosiddette "audizioni libere": suona bene, ma secondo i sindacati il fatto di essere convocati come normali cittadini ha per effetto il venir meno delle tutele riservate ai giornalisti. È cioè una pressione ulteriore. E lo scopo sarebbe non solo di intimorirli in modo che non scrivano più su certi temi, ma anche - e forse soprattutto - di spingerli a rivelare le fonti delle loro informazioni. Perché se il giornalista ha comunque le sue tutele, la fonte ne avrebbe molte di meno, soprattutto quando si tratta di militari o membri dei servizi che "passano" le carte.

Negli anni scorsi, i giornalisti convocati in circostanze simili hanno raramente subito conseguenze concrete di tipo pecuniario o penale. Ma, per intimorire un giornalista, può anche bastare la semplice menzione di possibili sanzioni penali. Per la reporter de Le Monde, per esempio, si parla di violazione dell'art. 413-14, che stabilisce che "la rivelazione o la divulgazione, attraverso qualunque mezzo, di qualsiasi informazione che possa direttamente o indirettamente portare all'identificazione di una persona in quanto membro di unità delle forze speciali" è sanzionata con cinque anni di carcere e 75.000 € di ammenda.

Normale che le forze speciali debbano essere coperte e tutelate, ma quello che denunciano i sindacati è l'uso più o meno pretestuoso del riferimento a violazioni del segreto della difesa per esercitare sui giornalisti pressioni che non sarebbero altrimenti consentite.