Argentina, alla fine arrivò il default numero 9
In Italia sono listati 33 titoli del debito pubblico argentino, emessi sia in euro che in dollari
Buenos Aires- Una spada di Damocle da oltre 90 miliardi di euro pesa sull’Argentina: il nono default del debito del Paese dalla sua indipendenza. Nei giorni scorsi il governo di Buenos Aires, messo spalle al muro dalle difficoltà economiche e finanziarie, ha dovuto accettare di seguire i consigli del Fondo monetario internazionale, il principale creditore estero, e chiedere una ristrutturazione del debito.
La richiesta di ristrutturazione costituisce di fatto un default selettivo, cioè l’ammissione di ripagare appieno il capitale o gli interessi in mano ai detentori di alcuni titoli del debito pubblico ma con il rinvio delle scadenze, ed è la seconda nel giro di meno di un anno, dopo che a settembre 2018 l'Argentina dovette chiedere aiuti all’Fondo Monetario Internazionale per circa 55 miliardi di dollari, dei quali deve ricevere ancora l’ultima tranche.
In Italia sono listati 33 titoli del debito pubblico argentino, emessi sia in euro che in dollari, dei quali 22 quotati, per un valore complessivo all’emissione di circa 75,5 miliardi di euro al cambio attuale.
Nel 2001, il default dell’Argentina costò un centinaio di miliardi di dollari, circa 90 miliardi di euro: 14 miliardi di questi erano detenuti da 450mila risparmiatori italiani che avevano acquistato obbligazioni di vari emittenti argentini finiti in cross default (il “default incrociato” che scatta quando il default del debito sovrano trascina con sé il default degli emittenti pubblici e di quelli privati), tra i quali quelle di Repubblica Argentina, ma anche della Città e Provincia di Buenos Aires, di Banco Hipotecario, Telecom Argentina, Metrogas.